Bene e male, bianco e nero?
Predicazione su Romani 12, 17-21
Bene e male. Bianco e nero. A noi esseri umani piace pensare in queste categorie. È più semplice. Ci aiuta a orientarci nel mondo. E spesso ci fa sentire più sicuri. Le grandi storie che ci appassionano seguono quasi sempre questo schema: il bene contro il male. Da una parte il cattivo. Dall'altra l'eroe. Pensate ai film che riempiono i cinema. Io stesso amo queste storie, soprattutto quando ci sono effetti speciali, astronavi e spade laser. Star Wars è un esempio perfetto. All'inizio sembra tutto molto chiaro: c'è il cattivo e c'è il buono. Ma poi la storia si complica. Il cattivo si scopre essere il padre dell'eroe. E scopriamo che non è completamente perduto. Può ancora cambiare. Può ancora essere salvato. E così capiamo che la realtà non è mai soltanto bianca o nera. In uno dei film c'è una frase famosa: “La paura è la via che conduce al lato oscuro. La paura porta alla rabbia. La rabbia porta all'odio. L'odio porta alla sofferenza.” È uno di quei consigli che servono a impedire all'eroe di passare dalla parte del male. Ma la verità è che il confine tra bene e male non passa tra le persone. Passa dentro ciascuno di noi. Per questo le parole che abbiamo ascoltato nella lettera ai Romani sono così importanti. Paolo scrive: “Non rendete a nessuno male per male.” E conclude: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.” Sono poche righe, ma molto dense. La lettera ai Romani fu scritta intorno all'anno 56 dopo Cristo. Paolo la indirizza alle comunità cristiane di Roma, persone che lui non conosce ancora personalmente. Nella prima parte della lettera spiega il cuore dell'Evangelo. Nella seconda parte mostra come dovrebbe vivere una comunità che segue Cristo. Ma per capire il nostro brano dobbiamo leggere anche il versetto che introduce tutta questa sezione: “L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene.“1 Ecco il titolo di tutto il discorso: l'amore. L'amore di cui parla Paolo non è un sentimento romantico. È una scelta. È un modo di vivere. È la decisione di cercare il bene dell'altro. Senza questa chiave potremmo capire male alcune parole del testo. Per esempio quando Paolo cita il proverbio: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere. Così accumulerai carboni ardenti sul suo capo.” A prima vista potrebbe sembrare una specie di vendetta raffinata: fai del bene al tuo nemico così si sentirà male. Ma non è questo il senso. Paolo non invita a essere passivo-aggressivi. Non invita a fare del bene per mettere in imbarazzo qualcuno. Invita invece a spezzare la catena del male. Pensiamo a una situazione concreta. È mattina, poco prima dell'inizio delle lezioni. Lisa entra in classe e vede Laura. Davanti a tutti la prende in giro: “Ma come sei vestita? Hai preso i vestiti dalla raccolta degli usati? E un deodorante non te lo puoi permettere?” Laura risponde soltanto: “Lasciami stare. Non ti ho fatto niente.” Ma Lisa continua e dice ad alta voce: “Che schifo! Laura puzza!” Tutta la classe ride. Due giorni dopo, durante l'intervallo, succede qualcosa di inatteso. Lisa si accorge di aver dimenticato la merenda e non ha soldi per comprare qualcosa. Chiede a una compagna: “Mi dai un po' del tuo panino?” La compagna risponde: “No, ne ho uno solo.” A quel punto interviene proprio Laura, quella che era stata umiliata davanti a tutti. Con voce timida dice: “Vuoi un po' del mio?” Lisa rimane sorpresa. “Ma... perché?” Accetta il panino e improvvisamente si sente in imbarazzo. “Laura, mi vergogno davvero. Mi sono comportata malissimo con te e tu adesso sei gentile con me.” Laura sorride. Forse in quel momento le tornano in mente le parole ascoltate al catechismo: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare.” Ed ecco che accade qualcosa di straordinario. Laura non ha risposto all'offesa con un'altra offesa. Non ha cercato vendetta. Ha spezzato la catena del male con un gesto di bontà. E proprio questo è ciò che Paolo intende quando scrive: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.” Ecco cosa significa vincere il male con il bene. Non ignorare il male. Non fingere che non esista. Ma interrompere il circolo della vendetta. Gesù stesso ha vissuto così. È stato insultato, ma non ha risposto con insulti. Ha sofferto ingiustamente, ma non ha cercato vendetta. Ha affidato la sua causa a Dio. Con la sua vita e con la sua morte Gesù ha spezzato la logica del “occhio per occhio”. Ha sostituito la vendetta con il perdono. Per questo Paolo può dire: “Non lasciarti vincere dal male.” Perché il male non vince soltanto quando qualcuno ci colpisce. Vince anche quando ci trasforma in persone amare, piene di rancore e desiderose di restituire il colpo. Quante volte succede? Una parola ci ferisce. Un gesto ci offende. Un'ingiustizia ci fa arrabbiare. E subito nasce il desiderio di reagire. Di rispondere. Di restituire il male ricevuto. Ma Paolo ci propone una strada diversa. Una strada più difficile. Perché richiede coraggio. Richiede forza. Richiede fiducia in Dio. Noi siamo molto bravi a giudicare. Spesso sappiamo benissimo cosa c'è di sbagliato negli altri. Lo diciamo apertamente oppure lo pensiamo in silenzio. Ma Paolo ci ricorda che nessuno è senza colpa. Tutti abbiamo bisogno di pazienza. Tutti abbiamo bisogno di misericordia. Tutti viviamo grazie alla grazia di Dio. Per questo il giudizio finale non spetta a noi. Appartiene a Dio. Il nostro compito è un altro. Fare il bene. Cercare la pace. Costruire relazioni. E Paolo aggiunge una frase molto importante: “Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti.” Mi piace molto questa espressione: “per quanto dipende da voi”. Paolo sa che non tutto è nelle nostre mani. Non possiamo risolvere ogni conflitto. Non possiamo cambiare tutte le persone. Non possiamo salvare il mondo da soli. Ma possiamo fare la nostra parte. Possiamo fare il primo passo. Possiamo tendere la mano. Possiamo chiedere perdono. Possiamo concedere perdono. Possiamo cercare la pace. Non è poco. Forse oggi pensiamo subito alle guerre che vediamo nei notiziari. Pensiamo all'Ucraina e a tanti altri luoghi di sofferenza. E ci sembra impossibile parlare di pace. Ma Paolo ci riporta anche alla nostra vita quotidiana. Forse c'è un vicino con cui non parliamo più. Forse c'è un fratello o una sorella con cui abbiamo litigato. Forse c'è un amico o un'amica da cui ci siamo allontanati anni fa. Forse il primo passo verso la pace non deve essere fatto dall'altra persona. Forse può partire da noi. Il nostro mondo ha bisogno di questi piccoli passi. Ha bisogno di persone che abbiano il coraggio di superare i confini dell'orgoglio, del rancore e della paura. Ha bisogno di persone che sappiano vedere nell'altro non soltanto un avversario, ma un essere umano. Persino il nemico resta un nostro simile. Resta un nostro prossimo. E proprio lì, in quel passo difficile verso l'altro, il bene comincia a vincere il male.
Jens Hansen
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