Empatia
Sermone su Ebrei 13,1-3
su un sito di psicologia leggo:
L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependo, in questo modo, emozioni e pensieri. E’ un termine che deriva dal greco, en-pathos “sentire dentro”, e consiste nel riconoscere le emozioni degli altri come se fossero proprie, calandosi nella realtà altrui per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni e “pathos”.
L’empatia è un’importante competenza emotiva grazie alla quale è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con la quale si interagisce. L’empatia è un’abilità sociale di fondamentale importanza e rappresenta uno degli strumenti di base di una comunicazione interpersonale efficace e gratificante. Nelle relazioni interpersonali l’empatia è una delle principali porte d’accesso agli stati d’animo e in generale al mondo dell’altro.
I pochi versetti che ci sono dati come lettura biblica per questa domenica di luglio, parlano proprio di empatia. L’empatia è una capacità che tutti gli esseri umani hanno grazie a dei neuroni particolari che fanno si che riusciamo a metterci nei panni dell’altro/dell’altra e a evocare dei sentimenti e delle emozioni che avremmo noi se ci trovassimo nella stessa situazione dell’altro. Sono i cosiddetti neuroni specchio.
Il testo menziona in particolare i prigionieri e le vittime di tortura. Tuttavia, l'autore probabilmente non vuole vedere la nostra empatia limitata a questo. I due esempi vogliono dirci: laddove c’è la sofferenza, la nostra empatia concretizzata in simpatia concreta non dovrebbe mancare. Ma, secondo l’autore è un’empatia universale che vale per tutte e tutti?
L'amor fraterno rimanga tra di voi. Queste parole potrebbero indurci nell’errore che il brano parli di un comportamento limitato a fratelli e sorelle di chiesa che si devono trattare in modo particolare. I seguenti versetti potrebbero quindi pure essere compresi in questa prospettiva. Ciò significherebbe che l'empatia sarebbe un comportamento che i cristiani devono avere solo fra di loro. Qualcuno potrebbe dire che già questo sarebbe una sfida enorme. Non sarebbe quindi già abbastanza limitarsi con l’empatia alla propria chiesa? Limitare il pensiero alla chiesa isolerebbe la chiesa dal mondo, in fondo peggio ancora, dividerebbe il mondo in un noi e un loro che non è proprio nelle idee che Dio ha per questo mondo. Gesù stesso dovette ammettere che la sua idea di essere inviato solo alle pecore perdute di Israele non corrispondeva a quella del suo Padre celeste (Mt 15, 21 ss.). In fondo tutta la Bibbia ci vuole insegnare che non può esistere una cerchia di intimi oltre la quale non andiamo, siamo sempre e ovunque invitate e invitati all’empatica che si concretizza in atti di simpatia e di solidarietà.
Già il primo esempio che il testo propone, quello dell’ospitalità ce lo insegna. L’ospitalità è importante in quasi tutte le culture a prescindere della religione, è un sinonimo di accettazione senza giudizio, un dare una mano a coloro che hanno bisogno di riposo durante un cammino, una gita etc. Ospitando possiamo spesso avere delle informazioni nuove, conoscere delle persone nuove e poi a sua volta anche noi verremo ospitati come ricambio.
Se Abramo avesse limitato l’ospitalità a persone come lui, non avrebbe ricevuto la conferma della promessa. Gesù stesso dice: chi ospita il diverso, lo straniero, ospita me: allora non solo angeli, ma Gesù stesso è presente.
Solo così ci avviciniamo a ciò che il testo vuol dire, perché la parola che in genere traduciamo con ospitalità ha in se un concetto molto più forte: il greco dice: φιλοξενία, che è il contrario di xenofobia.
Ed ecco, è qui la profonda ragione perché le chiese in tutto il mondo si impegnano a favore degli migranti e dei profughi, perché spinte dall’empatia e dall’invito alla filoxenia.
MH – corridoi – ma anche ECI
Ma l’empatia va oltre: con chi all’estero spesso viene sfruttato e/o schiavizzata …
Alla fine conta che impariamo che nessuno sia escluso dalla nostra empatia e dalla nostra solidarietà. Lasciamo quindi stare di erigere dei muri, di separare l’umanità in un noi e loro. Meglio allargare gli orizzonti e vivere concretamente con il motto : Non lasciare che nulla influenzi il tuo amore, la tua empatia, la tua solidarietà, neanche la nostra ristrettezza mentale e che vuole tentarci a dividere l’umanità in un noi e un loro.
Jens Hansen
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