Sognare
Predicazione su Apocalisse 1,9-18
Versione italiana
Versione in Twi
Vi ricordate ancora che cosa avete sognato stanotte? O avete dormito senza sogni?
Noi, a casa cerchiamo di raccontarci i nostri sogni la mattina. Spesso sono sogni confusi; molti sogni non li ricordiamo appena ci svegliamo. Io cerco di ricostruire, ma non è facile, cerco di ricordare ciò che ho visto, una casa, una strada, un bosco, persone dal mio passato o anche persone del presente e tutto ciò mescolato bene.
Quando mi sveglio però spesso succede che le immagini del sogno che poco prima occupavano ancora il mio cervello sembrano scivolare via e tutti gli sforzi di farli ritornare non servono a niente: preparo la colazione, prendo il latte e più cerco di ricordare i miei sogni, meno ci riesco.
I sogni sono come le nostre fantasie, possono essere belli e confortanti, ma possono anche far paura. Freud ci ha insegnato che i sogni li possiamo interpretare e che ciò che sogniamo dice molto di noi, sono delle ombre notturne che non possiamo gestire attivamente. Parlano delle nostre ansie, dei desideri, delle preoccupazioni e delle domande.
Conosciamo anche altri tipi di sogni, quelli che riappaiono quando apriamo vecchi album con delle foto del nostro passato.
I sogni che avevamo da bambini o da ragazzi. Ve li ricordate? Cosa sognavate a 7, 12, 15 o 25 anni? Pace, felicità, un matrimonio felice, bambini, fare il giro del mondo in una barca a vela?
Forse anche dei sogni più coraggiosi: emigrare, fare una cosa fuori dal comune. E poi i sogni politici, ve li ricordate? Creare la pace senza le armi, il sogno di giustizia per tutto il mondo, il sogno dell'emancipazione delle donne, il sogno di poter vivere senza la cappa pesante del moralismo cattolico, sogno diventato realtà nei famosi referendum sull'aborto e sul divorzio. Il sogno della fine dell'apartheid in Sudafrica.
E poi i sogni riguardanti la chiesa: di essere in tanti, di essere una chiesa vivace che vive la fede in modo trasparente, una chiesa lievito della società in cui si trova.
Il nostro brano è un sogno. Giovanni, sognando a occhi aperti, vede, sente e sperimenta cose incredibili. Egli si ricorda il sogno e lo scrive: 7 candelabri d'oro, in mezzo un uomo con un vestito lungo fino ai piedi tenuto da una cintura d'oro. La testa e i cappelli sono chiari e gli occhi come fuoco, i piedi come rame e la voce come una cascata.
L'uomo tiene 7 stelle nella sua mano, dalla sua bocca esce una spada a doppio taglio. Giovanni cade a terra, sente la mano di quest'uomo sulle sue spalle e la voce che dice: io sono il primo e l'ultimo, il vivente con la V maiuscola.
Che sogno!
Giovanni sogna Gesù Cristo, colui che ha sempre rinunciato a usare il potere alla maniera umana ora è il Signore del mondo, sempre rinunciando alla violenza. Lui sta al di sopra di tutti i governi, lui è con i vivi ed i morti, lui ha vinto la morte, colei che a noi rende così difficile la vita.
Il sogno di Giovanni è come un raggio di sole a novembre, come la luce di Natale che ci raggiunge in questa ultima domenica del periodo di Natale. Il sogno di Giovanni è pieno di energie e di speranze. Un sogno che si deve misurare con la realtà come anche i nostri sogni, quelli da giovani, si devono confrontare con la vita.
Alcuni sogni si sono avverati: bambini, una casa, l'apartheid abolita, l'emancipazione...
Altre cose sono diverse dai nostri sogni e oggi sembra difficile sognare, avere delle fantasie positive per il futuro. Spesso ci confrontiamo solo con dei sogni pessimistici. Non c'è speranza, c'è un aspettare senza avere un obiettivo chiaro.
Come far entrare la luce del sogno di Giovanni nella nostra quotidianità? Come rinforzare le nostre speranze?
Giovanni vuole consolare le chiese a cui si rivolge. Egli vuole trasmettere alle sue chiese un messaggio che renda viva la luce del Signore che ha vinto la morte in mezzo a un mondo che è tutt'altro che roseo. Giovanni vuole consolare, ma noi abbiamo bisogno di questo tipo di consolazione? Se si, che cosa ci rende tristi? Il fatto che invecchiamo, il fatto che anche i sentimenti cambiano con la nostra età? Forse abbiamo bisogno di essere consolati per i sogni persi?
O siamo tristi per il mondo pieno di ingiustizie, siamo spaventati dalle notizie che ci raggiungono? Paura di non ricevere più una pensione, paura di disoccupazione, paura della crisi energetica?
Forse abbiamo paura dei grandi cambiamenti, cambiamenti che vediamo anche all'interno delle nostre chiese.
Il sogno di Giovanni ci offre una visione positiva della vita. Giovanni ci dice: al centro della nostra esistenza c'è colui che era che è e che verrà. Lui c'è indipendentemente dalla direzione che il mondo prenderà. Il primo e l'ultimo che governa il mondo non invita a fuggire dal mondo, a diventare monaci, solitari, lui vuole invitare ad avere il coraggio per affrontare il presente.
Giovanni non scrive un libro di fantascienza, lui scrive un libro del Vivente, del Cristo che è più forte di tutte le potenze negative di questo mondo. Lui scrive contro la paura, perché egli ha fatto l'esperienza del Signore che gli dice: io condivido la tua tristezza, ti sono vicino.
Questo si che è un sogno che ci può rimettere in piedi, un sogno che ci può riempire con quella linfa vitale di cui abbiamo bisogno per vivere concretamente la nostra fede, la nostra testimonianza, il nostro amore in questo mondo, in questo paese così allo sbando e preda di una classe governante al di fuori di ogni canone etico-morale.
Questo sogno vuole metterci in cammino, tende a creare delle realizzazioni, vuole farci sperimentare: l'amore di Dio in Cristo è più forte della morte e di tutte le potenze negative. Ringraziato sia Dio per questo sogno che ci vuole accompagnare oggi, domani, ogni giorno della nostra vita.
Jens Hansen
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