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Sermone su 2 Cronache 5, 2-14

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Un grande evento a Gerusalemme! Qualcosa che accade raramente in Israele: viene inaugurato il Tempio. Il tempio è il luogo in cui abita il nome di Dio; è il luogo centrale della fede d’Israele fino alla distruzione dell’ultimo tempio 70 d. C. E’ il luogo, almeno al momento del primo tempio, dove, nel Santuario, nell'Arca dell'alleanza, sotto le ali dei cherubini, c'erano le tavole della legge di Dio, il luogo in cui il sommo sacerdote, nello Yom Kippur, il giorno della riconciliazione, col sangue di un animale sacrificale, compie l'espiazione per il popolo.

Il Tempio di Gerusalemme è il luogo in cui si contempla la bellezza del SIGNORE, il luogo in cui vuole abitare il salmista tutti i giorni della sua vita1. Il tempio è il luogo più sacro per Israele, perché è il luogo in cui avviene la presenza di Dio e, allo stesso tempo, è il luogo in cui la gente si incontra quando sale a Gerusalemme per le feste di pellegrinaggio.

Il nostro testo del II Cronache indica il settimo mese, che oggi si chiama Tischri in Israele, come data per l'inaugurazione; è oggi il mese in cui si celebra la festa delle capanne. Essa ricorda l'epoca nel deserto, ma è anche la festa del raccolto per eccellenza.

Ora, convocato da Salomone, tutto il popolo d’Israele si riunisce a Gerusalemme. I leviti e i sacerdoti portano tutta l’attrezzatura. Viene messo tutto al suo posto. Nel frattempo si fanno i sacrifici.

Ed ecco, a questo punto mi fermo per un attimo. Da vegano trovo orribile il macello che stanno facendo lì nel tempio, i fiumi di sangue che inondano l’altare, la stele di fumo che sale al cielo. Da pastore non mi trovo proprio con l’idea che qualcuno deve essere sacrificato. Già la parola e il concetto di sacrificio non fanno parte della mia fede.

Anche chi ha proposto questo testo che per la prima volta veniva predicato in questa domenica Cantate proprio sei anni fa in pieno lockdown, forse la pensa così, perché c’è la opzione di non leggere i versetti centrali che parlano dei sacrifici.

Io l’ho lasciato per il contrasto che poi c’è con quanto segue. Dopo tutto questo, inizia la grande lode. A est del tempio, verso il monte degli ulivi, i leviti cantano e suonano con tutti gli strumenti reperibili: fecero udire all'unisono la voce per lodare e per celebrare il SIGNORE, e alzarono la voce al suono delle trombe, dei cembali e degli altri strumenti musicali, per lodare il SIGNORE «perch'egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno!»

La cosa interessante del nostro brano è che nella versione parallela scritta molti anni prima non c’è alcun riferimento a questa straordinaria lode. A quanto pare, il canto e la musica sono invece particolarmente importanti nel periodo in cui il cronista racconta la storia di Davide, Salomone e dei re di Israele e Giuda. Il fatti il nostro racconto viene scritto dopo l'esilio babilonese e dopo l’inaugurazione del secondo tempio nel 515 A.C. che non ha lo splendore del primo.

La situazione di vita dei rimpatriati è caratterizzata dall'insicurezza. La comunità deve rimettersi in sesto. E’ per questo che lode di Dio diventa più visibile e necessaria? Il servizio dei Leviti come musicisti e cantanti per le lodi e i ringraziamenti o come coro di canti alternati è particolarmente importante nell'opera storica del cronista. I periodi di incertezza forse richiedono sottolineare la lode di Dio?

Avvenne che la casa, la casa del SIGNORE, fu riempita di una nuvola. Il canto della comunità rende felice, unisce chi canta ed è rivolto a Dio! Non deve diventare un dovere che si segue senza emozioni da una comunità che non conosce o rifiuta i canti vecchi e nuovi.

Il canto, la musica, hanno bisogno di una forte partecipazione interiore. Il canto ha bisogno del movimento dei cuori, del coinvolgimento che può anche portare al movimento alla danza. Davide a suo tempo ballava davanti all'Arca dell'alleanza quando è stata portata nella sua città.

Inoltre, il nostro canto non dovrebbe essere completamente scollegato dalla cultura del nostro tempo, altrimenti non dobbiamo stupirci se solo pochi trovano belli i nostri culti. Se saremo intelligenti, non dimenticheremo le vecchie canzoni, che sono un patrimonio prezioso, con molte basi spirituali, ma al tempo stesso oseremo cantare nuove canzoni che, nel linguaggio di oggi, compreso il linguaggio musicale di oggi, suonano a Dio.

Nella Lettera ai Colossesi si legge: la parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l'impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali.

Oggi le canzoni d'amore sono un genere comune nella musica popolare; alcune sono commoventi, molte sono insignificanti. La buona musica anche in chiesa dovrebbe essere come una canzone d'amore che descrive il rapporto tra Dio e la sua comunità. L'amore è emozione, movimento verso colui che amo.

Se nei nostri culti celebriamo il nostro amore per Dio, le nostre canzoni saranno la forte espressione del movimento di Dio verso di noi e del nostro movimento verso di lui.

Jens Hansen Mastodon

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