Catastrofe

Predicazione su Geremia 14,1-9

Ascoltiamo le parole del profeta Geremia proposte per la predicazione di oggi:

1 La parola del SIGNORE che fu rivolta a Geremia in occasione della siccità. 2 «Giuda è in lutto, le porte delle sue città languiscono, giacciono per terra a lutto; il grido di Gerusalemme sale al cielo. 3 I nobili fra di loro mandano i piccoli a cercare acqua; questi vanno alle cisterne, non trovano acqua, e tornano con i loro vasi vuoti; sono pieni di vergogna, di confusione, e si coprono il capo. 4 Il suolo è costernato perché non c'è stata pioggia nel paese; i lavoratori sono pieni di confusione e si coprono il capo. 5 Persino la cerva che figlia nella campagna abbandona il suo parto, perché non c'è erba; 6 gli onagri si fermano sulle alture, soffiano aria come gli sciacalli; i loro occhi sono spenti, perché non c'è verdura». 7 SIGNORE, se le nostre iniquità testimoniano contro di noi, opera per amor del tuo nome; poiché le nostre infedeltà sono molte; noi abbiamo peccato contro di te. 8 Speranza d'Israele, suo salvatore in tempo di angoscia, perché saresti nel paese come un forestiero, come un viandante che si ferma per passarvi la notte? 9 Perché saresti come un uomo sopraffatto, come un prode che non può salvare? Eppure, SIGNORE, tu sei in mezzo a noi, e il tuo nome è invocato su di noi; non abbandonarci.

Immagini drammatiche: città in lutto, nobili che mandano i piccoli a cercare acqua, ma tornano con i vasi vuoti. Il suolo screpolato, gli animali che soffrono e muoiono – la cerva che abbandona il suo piccolo perché non c'è erba. È la descrizione di una siccità spaventosa, una catastrofe ambientale.

Geremia non parla solo di un problema meteorologico. Per lui, questa siccità è un segno. È l'immagine di un popolo che si è allontanato da Dio. La mancanza d'acqua fisica riflette una sete più profonda: la sete di giustizia, di fedeltà, di relazione con il suo Signore. È la conseguenza di uno stile di vita sbagliato, di scelte che hanno voltato le spalle al patto con Dio. “Le nostre iniquità testimoniano contro di noi”, grida il popolo nel verso 7. “Abbiamo peccato contro di te”.

Siccità Oggi: Il Grido di Greta e il Grido della Terra Queste parole, scritte 2600 anni fa, ci suonano terribilmente familiari. Non dobbiamo guardare lontano. Pensiamo agli incendi devastanti, alle alluvioni improvvise, alle estati sempre più torride, ai ghiacciai che scompaiono. La scienza ci dice con chiarezza: siamo nel pieno di una crisi climatica. E come Geremia, una voce profetica dei nostri tempi, Greta Thunberg, ci grida: “La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere nel lusso. La sofferenza di molti paga il lusso di pochi”. Ci accusa, come Geremia accusava il suo popolo: abbiamo fallito nel custodire la creazione che Dio ci ha affidato. Abbiamo vissuto come se le risorse fossero infinite, come se “dopo di noi, il diluvio” fosse un motto accettabile. Non lo è, per un cristiano.

Dove Geremia e Greta si Incontrano (e Dove Divergano) * L'Annuncio della Crisi: Sia Geremia che Greta ci mettono di fronte a una realtà dura, catastrofica, causata dalle nostre azioni sbagliate. Entrambi parlano di un futuro minaccioso per le prossime generazioni. Entrambi ci dicono: non potete ignorarlo, non potete fingere che non stia accadendo. * La Radice del Problema: Per Geremia, la radice è il peccato contro Dio, l'abbandono della sua volontà, che si manifesta anche nella rovina della terra promessa. Per Greta e la scienza, la radice è uno stile di vita insostenibile, basato sul consumo sfrenato, sui combustibili fossili, sullo sfruttamento senza limite. Sono prospettive diverse, ma che si toccano: entrambe indicano una responsabilità umana profonda nella crisi che viviamo. * La Disperazione e la Speranza: Qui c'è una differenza importante. Greta, con la sua urgenza (“Voglio che abbiate panico”), ci sprona all'azione ora, perché se aspettiamo è troppo tardi. La sua è una voce potente, necessaria, che scuote dal torpore. Ma la sua speranza è fragile, legata unicamente alla nostra capacità umana di cambiare rotta immediatamente.

Geremia, invece, pur descrivendo un orizzonte cupo, getta un filo di speranza più profondo. Nonostante la colpa riconosciuta (“Abbiamo peccato”), il popolo si rivolge a Dio: “Speranza d'Israele, suo salvatore... perché saresti come un forestiero?... Perché saresti come un uomo sopraffatto?... Tu sei in mezzo a noi... Non abbandonarci!” (vv. 8-9). La loro disperazione si trasforma in una preghiera appassionata, in una accusa fiduciosa rivolta a Dio stesso: “Sei tu il nostro Salvatore, perché ti comporti come se non lo fossi? Non puoi abbandonarci!”.

La Speranza che Nasce dall'Accusa e dalla Preghiera Questa è la grande intuizione di Geremia, che può illuminare anche la nostra paura per il clima: 1. Non Siamo Orfani: Geremia sa che il futuro non è solo nelle nostre mani, per quanto responsabili siamo. È nelle mani di Dio. “Dio non lascia orfano il suo popolo”, potremmo dire oggi: Dio non abbandona questo mondo che ha creato e ama. Anche quando siamo noi la causa del disastro, Lui rimane il Salvatore. 2. La Preghiera che Cambia (Noi): Rivolgersi a Dio, gridargli la nostra disperazione, accusarlo persino della sua apparente assenza (“Perché sei come un forestiero?”), è un atto di fede. È riconoscere che Lui è l'unico che può veramente salvare. E questa preghiera ci cambia. Ci libera dalla paralisi della paura e dell'impotenza. Ci fa alzare lo sguardo. Ci dà la forza di affrontare la realtà. 3. La Conversione Possibile: Geremia crede che Dio possa cambiare i cuori. La sua denuncia non è fine a se stessa, ma un invito a convertirci, a cambiare vita, a tornare a Dio e al suo progetto per il creato. La speranza in Dio non è un alibi per non fare niente (“Tanto ci pensa Lui”), ma è la radice che rende possibile un cambiamento vero, profondo e duraturo. Ci dà il coraggio di fare scritte difficili, sapendo che non siamo soli.

Cosa Possiamo Fare? Tre Passi Concreti nella Speranza 1. Prendere Sul Serio, Davvero: Come ci scuote Greta, smettiamola di chiudere gli occhi. Informiamoci. Ascoltiamo la scienza senza filtri. Proviamo a calcolare la nostra 'impronta ecologica': quanta CO2 produco veramente? Quanta acqua consumo realmente ogni giorno? Solo per cucinare la pasta ne servono litri e litri, figuriamoci per tutto il resto! Non è colpa solo delle fabbriche: il riscaldamento di casa, l’auto anche per i piccoli spazi, la carne ogni giorno, l’ultimo smartphone 'necessario'... sono i nostri sprechi quotidiani che si sommano in montagne. Non nascondiamoci dietro scuse comode ('Il mio contributo è piccolo', 'Prima dovrebbero cambiare gli altri'). Ogni scelta pesa sulla bilancia del futuro dei nostri figli.” 2. Convertire il Cuore e le Azioni: La conversione che Geremia invoca è per noi un cambio radicale di mentalità e di abitudini. Meno spreco, meno consumi superflui, più attenzione all'origine di ciò che compriamo, scelte di mobilità sostenibile. È un cammino, non una perfezione immediata. Ma ogni passo, mosso dalla consapevolezza che custodiamo un dono di Dio, è importante. 3. Pregare e Sperare come Geremia: La preghiera di Geremia non è una fuga, è un grido che mobilita! Gridiamo anche noi a Dio la nostra angoscia per la Terra che soffre, per gli animali che muoiono, per i poveri che già oggi patiscono la sete e la fame per colpa del clima impazzito. Accusiamolo pure, come fa Geremia: 'Perché sei come un forestiero? Perché sembri impotente?'. Ma facciamolo con la fiducia di chi sa che Lui è 'Speranza d’Israele', il Salvatore. Chiediamogli tre cose concrete:
A. Di cambiare il nostro cuore, di farci sentire davvero il peso delle nostre scelte;
B. Di darci il coraggio di cambiare vita, anche quando costa fatica o soldi;
C. Di ispirare i governanti e le aziende a fare scelte coraggiose per il bene di tutti. Questa preghiera non è un rito, è la benzina per l’azione. Ci libera dalla paralisi e ci spinge a fare la nostra parte, fidandoci che Dio moltiplica i nostri sforzi.”

Conclusione Geremia ci ha mostrato una terra assetata, specchio di un cuore lontano da Dio. Oggi vediamo una Terra che soffoca per le nostre scelte. Greta Thunberg ci grida l'urgenza di svegliarci. Geremia, in mezzo al deserto, ci sussurra una speranza che non è un sogno: 'Tu sei in mezzo a noi, Signore. Non abbandonarci!'. Non dobbiamo scegliere tra la paura che paralizza e una speranza da sogno ad occhi aperti. Possiamo vivere la speranza attiva di Geremia: guardare in faccia la crisi con coraggio, sapendo che Dio non è scappato. È qui. Soffre con la sua creazione. È questa speranza, salda in Lui, che ci dà la forza di dire: 'Sì, abbiamo sbagliato', di cambiare rotta, e di lavorare – con le mani, con le scelte, con la preghiera – per un futuro dove l’acqua della vita, quella vera che disseta la terra e il cuore, possa scorrere di nuovo per tutti, per ogni creatura e per i nostri nipoti che verranno. Dio non è lontano da noi. È qui, in mezzo a noi, con le nostre mani che ora si mettono all’opera. Non ci abbandoni.

Jens Hansen Mastodon

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