Chi sono io?

Predicazione del pastore Luca Anziani a Udine su Giovanni 5,1-8

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Chi siamo?

Non è questa, una domanda filosofica, non si tratta semplicemente di una riflessione, c’è qualcosa di importante in questa domanda se vogliamo pensarla teologicamente. Molti direbbero che la domanda migliore sarebbe chi è Dio, chi è Gesù Cristo, molti ci invitano a porci domande su Dio, a partire da Dio e a mettere sempre Dio al centro, ed è sempre giusto pensare a Dio come una priorità, ma oggi la domanda a cui siamo chiamati a trovare una risposta riguarda la nostra umanità posta proprio davanti a Dio. Chi siamo significa chi siamo diventati, come è scritta la nostra carta di identità e come è cambiata davanti a Dio in Gesù Cristo. Il nostro nome è cambiato, la nostra stessa residenza non è più la stessa, siamo cittadini del Regno di Dio! Non siamo più servi ma figli e figlie, il nostro nome è quello che Dio ha pronunciato chiamandoci alla fede, siamo discepoli e discepole. Siamo morti al nostro vecchio esistere e siamo chiamati ad una nuova vita. Ma come è accaduta questa trasformazione e come viviamo noi oggi questa novità di vita? Dobbiamo partire da una rivelazione, ecco prima Dio davanti a noi.

Il nostro brano infatti inizia con una parola di rivelazione da parte di Gesù. Molte volte, lo sappiamo, nel vangelo di Giovanni, Gesù parla di se stesso iniziando, come qui, con una rivelazione di sé: io sono…

Qui egli rivela di essere la vite e che Dio è il vignaiolo. Nella metafora della vite Gesù presenta ai suoi discepoli il senso di una perfetta comunione tra lui, il Padre e i credenti, poi parlerà anche del dono dello Spirito Santo. Ecco dunque un primo elemento importante, tutto è collegato in una perfetta comunione voluta da Dio in Cristo Gesù. Questa perfezione nell’amore, nella grazia e nel dono di sé, è segnata dalla relazione buona che c’è nella vita dove ogni cosa deve funzionare bene per il risultato finale e tutti sono perfettamente collegati: il vignaiolo sa quale sia il suo compito e i tralci sanno che non possono vivere senza rimanere collegati alla vite. Si tratta di un sistema perfetto, di una relazione perfetta.

Nella storia antica, quando l’autore biblico decise di raccontare come ogni cosa ebbe inizio e scrisse i primi capitoli del libro della Genesi, disse che Dio decise di creare ogni cosa buona e giusta, cioè ogni cosa: animali, piante, acqua e terra, gli esseri umani, Dio stesso, ogni realtà era collegata al tutto della creazione in una buona relazione. Il peccato sarebbe stato, da lì a breve, una frattura definitiva: una frattura tra gli esseri umani, con la creazione e con Dio stesso. Il peccato è ancora la crisi, a volte irreparabile di una buona relazione. Qui oggi noi ascoltiamo la Parola di Dio che ci annuncia, come dirà l’apostolo Paolo, una nuova creazione, una creazione rinnovata, curata, sanata in Cristo. In fondo questo è l’Evangelo: l’annuncio della cura di Dio in Cristo Gesù. Ecco le cose nuove di Dio: Gesù, Dio Padre, l’umanità, tutto è nuovamente posto in una relazione di pace, giustizia, salute, grazia e misericordia, ogni cosa buona è nelle mani di Dio in Cristo, anzi ogni cosa buona è posta sulla bocca di Dio: nella sua Parola siamo già puri e questa Parola, che in principio era presso Dio, ora si è fatta carne in Cristo, quindi siamo puri, cioè perdonati e amati in Cristo che è il nuovo seme di vita della nuova creazione. Gesù è molto chiaro: se volete vivere come discepoli e discepole ora c’è una conseguenza.

Dopo la rivelazione Gesù pone in evidenza la conseguenza di questa rivelazione, del sì, posto da Dio davanti alla nuova creazione: rimanete legati a me, siate come i tralci che restano legati alla vite. Il vignaiolo verrà ed esaminerà i tralci e brucerà quelli secchi, quelli pigri, che non danno frutti, quelli che vogliono staccarsi dalla vigna! I tralci devono portare frutti e questi saranno possibili solo rimanendo nella comunione con la vite. Ma Gesù precisa che non ci sono tralci perfetti, tralci che, pur rimanendo attaccati alla vite, sapranno benissimo come portare frutti, anche questi tralci dovranno essere potati, da loro bisognerà togliere parti inutili o che sono da ostacolo e così saranno migliorati e porteranno sempre un buon frutto. Si tratta di una vera dipendenza, di una condizione necessaria, solo in Dio si potrà portare frutti.

Gesù lo dice chiaramente: senza di me non potrete far nulla!

Care sorelle e cari fratelli ecco cosa accade con l’Evangelo! Accade che siamo totalmente trasformati in un’identità nuova che non dipende dalle nostre scelte o dalle nostre volontà, si tratta della cura di Dio che viene a cambiare le condizioni dell’esistenza. Siamo tralci legati alla vite, tralci puri nella vite, tralci che verranno ancora potati dal Signore per portare i frutti necessari. Senza la vite non porteremo mai alcun frutto.

Siamo in un tempo di crisi sia per il mondo sia per la chiesa, siamo in un tempo in cui vediamo con chiarezza i frutti del male, dell’ingiustizia, i frutti negativi di interi popoli che rifiutano la vite, sia la vite religiosa, usando spesso il nome di Dio invano, sia la vite politica, allontanandosi dalla democrazia e dalla giustizia. Noi siamo chiamati figli e figlie e lo saremo nella nostra storia, solo se sapremo portare i frutti del bene e per questo dobbiamo rimanere legati all’Evangelo di Gesù Cristo. Possiamo scegliere di dire di no, possiamo convincerci che potremo farne a meno, che potremo fare ogni cosa da soli, che non è più necessario rimanere legati alla vite perché ormai sappiamo ogni cosa, siamo già puri, in questo modo rimarremo paralizzati dalla crisi Del nostro tempo e non solo non porteremo frutti ma porteremo frutti negativi che contraddiranno la nostra stessa fede.

Ma quali sono i frutti che, rimanendo in Cristo, potremo portare in questo mondo a lode di Dio? Prima di ogni cosa il frutto dell’amore che non è un pio sentimento del cuore ma è una vera e propria scelta politica. L’amore significa: pace, misericordia, giustizia, accoglienza, possibilità di futuro per la creazione intera. Il frutto che porteremo è il frutto della grazia che è già in noi.

Voi tutti e tutte siete già stati raggiunti dal dono immenso di un amore immeritato, Cristo è morto ed è risorto per voi e voi siete in pace con Dio, siete riconciliati con Dio, ogni cosa è compiuta nell’amore di Dio, ora da questa opera di giustizia – siete giusti in Cristo Gesù – inizia un’altra epoca e siamo posti davanti ad un’altra domanda: come vivremo nella grazia?

Possiamo essere dei cristiani a metà, dei credenti fino a un certo punto? Si tratta di vivere come risorti, si tratta di fare della grazia di Dio un nuovo modo di vivere in questo tempo, abbiamo bisogno, per l’amore reciproco, di vivere nella santificazione che è dono di Dio.

Chi si pone sulla via della santificazione non si esclude dal mondo e non riduce la fede cristiana ad un nuovo legame etico e morale, egli, invece, liberato dal peso della colpa, è posto nella grazia in una vita nuova, in una vita di libertà e partecipazione. In questo modo egli non solo non fa il male ma non è più nel male. Riportato questo nella società l’impegno della chiesa è l’annuncio del Regno di Dio che cambia cuori e menti, e trasforma le strutture dell’ingiustizia.

Care sorelle e cari fratelli, dunque, chi siamo? Siamo solo dei tralci di una vite di vita nuova ma questa è una salvezza, non siamo inutili nel servizio all’Evangelo, siamo uomini e donne amati e riconciliati che possono portare i frutti di questo amore e di questa riconciliazione; abbiate cura della vostra condizione di figli e figlie di Dio nel mondo perché il mondo aspetta da voi i frutti della pace e in Cristo Gesù chiediamo a Dio di riuscire ad essere efficaci nell’annuncio e nell’opera dell’amore.

Jens Hansen Mastodon

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