Conflitti

Predicazione su Atti 6,1-7

Luca racconta una storia che mostra come un problema critico nella prima comunità di Gerusalemme sia stato risolto con successo: gli apostoli, consapevoli dei propri limiti e del carico di lavoro, decisero di condividere la responsabilità della vita comune nella comunità e di prendere le misure necessarie. Il passo fondamentale fu la scelta di sette uomini che avrebbero assunto servizi nella comunità per alleggerire il lavoro degli apostoli.

Un noto storico (Werner Dahlheim, nel suo libro di grande interesse Il mondo al tempo di Gesù), ha analizzato anche questa storia. Lo storico osserva nel capitolo sul nostro testo con particolare attenzione come le persone risolvano i problemi che avranno un impatto sul futuro. Egli sottolinea innanzitutto che Luca scrive il suo Vangelo e gli Atti degli Apostoli in un’epoca in cui la comunità cristiana di Gerusalemme non esisteva più. Scrive infatti:

«Chi, come Luca, alla fine del secolo guarda alla comunità di Gerusalemme ormai scomparsa, vede ciò che non è mai esistito: una comunità ideale in cui tutti condividevano con tutti ciò che avevano». Ma non era affatto così. L’armonia che in seguito venne celebrata nascondeva a malapena i gravi conflitti che già nei primi anni dividevano la comunità».

Dahlheim, si concentra poi sul conflitto tra i cristiani di origine ebraica e quelli di origine greca. Il malcontento per il presunto abbandono delle vedove greche non sembra essere, secondo lui, la vera causa del conflitto. È più probabile, invece, che si trattasse di una disputa sul quotidiano pellegrinaggio al Tempio, praticato dai giudeo-cristiani ma non dagli ellenisti.

Prosegue scrivendo:

«Qualunque sia stata la causa del conflitto, le sue conseguenze furono profonde. Gli ellenisti scelsero una propria guida di sette membri, che si contrapponeva al gruppo dei dodici. Istituirono una propria assistenza per le vedove e si considerarono dotati di un’autorità spirituale propria. In questo modo, i credenti si divisero in due gruppi che si distinguevano nettamente per lingua e condizione sociale e che avevano un rapporto fondamentalmente diverso con il Tempio: per gli uni, la visita quotidiana al Tempio era una questione di cuore; gli altri, invece, criticavano il culto cruento del Tempio come un “peccato contro lo Spirito Santo”. Furono proprio loro – e solo loro – a subire la collera delle autorità ebraiche di Gerusalemme, e il loro capo Stefano subì il martirio».

Fine della citazione dello storico Werner Dahlheim.

Lasciamo ora lo sguardo storico sulla prima comunità di Gerusalemme. Ciò che in essa iniziò come sviluppo teologico, guidato dallo Spirito Santo, porta avanti la fede cristiana e la teologia fino ai nostri giorni. Fin dall’inizio, tra i gruppi cristiani ci sono state divisioni di fede. L’espressione “lotta per la retta fede” ci è familiare dalla nostra stessa storia. Gruppi di persone sono stati cacciati dalle loro terre a causa della loro fede. La Guerra dei Trent’anni fu una guerra tra prìncipi legati a diverse comunità cristiane, che combattevano per il predominio della “retta fede” su un territorio il più ampio possibile. Naturalmente, le strutture di potere di allora erano diverse da quelle che oggi troviamo nella nostra democrazia.

Da noi, lo svolgimento di elezioni eque e giuste è considerato un dato di fatto per l’assegnazione di responsabilità e poteri. Di fronte alle strutture di potere in parte non democratiche nel mondo e al modo a volte arbitrario in cui viene trattata la libertà democratica, ritengo che sia nostro dovere, soprattutto in questo nostro tempo, assumere la responsabilità per la storia che stiamo costruendo oggi e prepararci per il futuro delle generazioni presenti e future.

Come cristiani, abbiamo anche una responsabilità civile e umana nei confronti della convivenza nel mondo. Dovremmo vedere questa responsabilità come un’opportunità che si ripresenta continuamente per mettere in pratica il nostro reale legame con Dio. Ciò che era possibile nelle prime comunità cristiane, può esserlo anche per noi oggi.

Avrete ancora nella mente il noto testo della lettura odierna: «Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio in lui» (1 Gv 4,16). È una frase chiara e inequivocabile.

Come posso rendere concreta questa amore e come posso capire se sto camminando sulla strada giusta? L’apostolo Paolo, nel tredicesimo capitolo della prima lettera ai Corinzi, il celebre Inno alla carità, ci dice che senza amore, anche i nostri successi più grandi non valgono nulla. Vi invito a prendere carta e penna a casa e a scrivere, con calma, cosa sia l’amore e cosa non lo sia. Rievocate anche le vostre esperienze personali. Vi accorgerete che l’amore è qualcosa di molto vivo e che, pur essendo delicato, possiede una grande forza.

Paolo conclude ricordandoci l’importanza dell’amore con queste parole: «Ora dunque queste tre cose rimangono: fede, speranza, amore; ma la più grande di queste è l’amore» (1 Cor 13,13). Molte coppie scelgono queste parole come motto per il loro matrimonio, affidandosi a Dio come compagno del loro cammino insieme.

Questo desiderio di essere accompagnati da Dio non deve farci dimenticare che anche noi siamo chiamati a rendere visibile la nostra responsabilità nelle nostre azioni e scelte.

Relazioni umane che funzionano lasciano spazio alla crescita dell’amore.

Per la vita delle comunità cristiane è importante ciò che Gesù dice ai suoi discepoli nel Vangelo di Giovanni, nei versetti 34 e 35 del capitolo 13:

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35).

Dopo la morte di Gesù, con la Pentecoste, i discepoli diventano apostoli e guidano la comunità di Gerusalemme. Luca ci offre uno spaccato di come avvenga questa guida responsabile e di come riesca a funzionare in un momento cruciale.

Qui la democrazia viene praticata nel suo aspetto più delicato e più forte: attraverso elezioni libere e giuste, per un futuro che lasci spazio a processi di crescita e sviluppo sani.

I cammini dei cristiani, dalle prime comunità fino ai nostri giorni, sono sempre stati percorsi insieme a Dio.

A volte, per gli altri, diventano visibili i segni della presenza di Dio nelle persone. A Stefano, ad esempio, il testo dice: «Era pieno di fede e di Spirito Santo» (At 6,5).

Vi auguro di incontrare con tenerezza Dio e gli altri.

Jens Hansen Mastodon

Se vuoi avere informazioni sulle attività, puoi cliccare qui su Udine o Gorizia
Appuntamenti Gorizia
Appuntamenti Udine