Cristo è risorto!

Sermone su 1 Corinzi 15,19-28

Cristo è risorto! Questo è il grido di gioia che noi cristiani facciamo risuonare a Pasqua. Però: nessuno può dimostrare la risurrezione. Sappiamo che alcune donne si misero in cammino verso la tomba di Gesù per piangerlo. All’improvviso videro che la tomba era vuota. Più tardi riconobbero Gesù in un uomo che inizialmente era per loro uno sconosciuto. Sappiamo anche che, in seguito, Gesù apparve ai suoi discepoli. Spezzò con loro il pane, e fu proprio così che lo riconobbero. E tutte queste furono esperienze così forti e decisive che quelle persone le diffusero in tutto il mondo.

Ancora oggi, in tutto il mondo, miliardi di persone condividono il messaggio della Pasqua. E insieme a noi confessano: Cristo è risorto! Oggi, a Pasqua, ascoltiamo di nuovo il messaggio della risurrezione. Ascoltiamo il cuore dell’annuncio pasquale: Gesù è risorto dopo la crocifissione. E questo significa per noi: la morte non è la fine. Sta nascendo qualcosa di nuovo. Dio è più forte della sofferenza, dell’ingiustizia e della morte. Eppure, crederlo non è facile.

Fin dall’inizio, fa parte della testimonianza biblica sulla risurrezione di Gesù anche il fatto che questa fede venga messa in dubbio.

All’inizio gli apostoli non vollero credere al racconto delle donne sulla tomba vuota. Pensavano che fossero vaneggiamenti. Altri arrivarono persino a supporre che il corpo di Gesù fosse stato rubato dal sepolcro. Anche l’apostolo Paolo, molti anni più tardi, durante i suoi viaggi missionari, dovette fare i conti con i dubbi sulla risurrezione. Si può persino dire che il dubbio sulla risurrezione di Gesù è presente anche nella Bibbia stessa. Ancora oggi, per molti, la risurrezione è qualcosa di difficile da accettare. Allora come oggi vale questo: solo una minoranza crede nella futura risurrezione dei morti.

Per Paolo, però, questo non coglie il vero cuore della Pasqua. “Se abbiamo sperato in Cristo soltanto per questa vita, siamo i più miseri fra tutti gli uomini” (1 Cor 15,19).

Risurrezione come – solo il futuro o solo nel presente? Oppio del popolo – Soelle: credo nella vita prima della morte.

In questo caso, Gesù Cristo diventa un modello e un maestro. È l’uomo buono per eccellenza. Per molti è la base di un comportamento buono nella Chiesa e nella società. Gesù diventa così il maestro della convivenza non violenta e della morale terrena, come tanti prima e dopo di lui, da Seneca a Gandhi. Ma, per Paolo, questo è solo un aspetto della nostra fede in Gesù Cristo.

Per lui, qui è decisiva una piccola parola: “soltanto”. Dice infatti: “Se abbiamo sperato in Cristo soltanto per questa vita, siamo i più miseri fra tutti gli uomini.”

Orientare la nostra vita e il nostro agire alla persona e al messaggio di Gesù è una cosa. Ma a questo deve aggiungersi anche la speranza di un cambiamento. Un cambiamento verso il nuovo ordine del mondo voluto da Dio. Una trasformazione dell’essere umano, per mezzo di Cristo, verso l’immortalità. Per Paolo, tutta la nostra vita — quella terrena e quella futura — dipende dalla speranza nel nuovo cielo e nella nuova terra di Dio. L’apostolo sottolinea che senza una futura risurrezione dei morti non esiste una vera fede cristiana pasquale.

“Perché se i morti non risuscitano, neanche Cristo è risuscitato” (1 Cor 15,16).

In un sermone per il giorno di Pasqua del 1532, Martin Lutero sottolineò il significato salvifico della risurrezione per la nostra fede: “Ci vuole una fede forte e salda, che renda per noi questo articolo forte, saldo e buono. Le parole: ‘Cristo è risorto dai morti’ bisogna tenerle bene a mente e scriverle a caratteri così grandi che una lettera sia grande come una torre, anzi come il cielo e la terra, così che non vediamo, non ascoltiamo, non pensiamo e non sappiamo altro che questo articolo.

Perché noi pronunciamo e confessiamo questo articolo nella preghiera non solo perché è accaduto, come quando raccontiamo una storia, ma perché diventi nel cuore qualcosa di forte, vero e vivo.”

Gesù è morto sulla croce ed è entrato nella morte. Questo è un fatto storico, così come è storico il fatto che delle persone abbiano creduto nella sua risurrezione.

Con il solo intelletto non possiamo comprenderlo fino in fondo. Ma con il cuore possiamo già guardare oltre l’oscurità della morte. Possiamo intravedere la vita nuova nella comunione eterna con Dio. Questo sguardo oltre il buio rafforza le nostre forze in questa vita. Possiamo opporci al potere della morte e della paura. La direzione del nostro sguardo cambia attraverso la fede. Non fissiamo più l’oscurità del sepolcro. La vita non finisce al cimitero. Non è la morte a determinare la nostra esistenza, ma il sì di Dio pronunciato su di noi nel battesimo.

La nostra speranza nel presente e la fede nella vita dopo la morte sono legate tra loro e si richiamano a vicenda nel Gesù risorto. La speranza per la vita prima della morte non può essere contrapposta alla speranza di un futuro eterno con Dio dopo la morte.

Restiamo comunque esposti alla paura, alla violenza e alla morte. La morte, come “ultimo nemico”, non è ancora stata distrutta. Le persone continuano a morire. E proprio in questo tempo lo sperimentiamo in modo particolare. Animali e piante si estinguono. Vediamo come, passo dopo passo, vengono distrutti gli spazi vitali. Continuiamo a vedere uomini senza misura che si impongono sugli altri e li tormentano. Ci sono politici che abusano del loro potere. Persone perdono la vita durante la fuga, annegano nel Mediterraneo. Molti fuggono dalla guerra, dai cambiamenti climatici, oppure dalla fame e dalla miseria.

Saremmo davvero “i più miseri fra tutti gli uomini” se la nostra fede ci riconciliasse con queste condizioni distruttive del mondo. Se crediamo che con la risurrezione di Gesù stia iniziando qualcosa di nuovo, allora il mondo in cui viviamo non può più essere governato dalle forze della distruzione. I meccanismi crudeli della storia non devono per forza ripetersi. Possiamo opporci al potere della morte e avere il coraggio di compiere passi di pace, di riconciliazione e di giustizia. Non salveremo il mondo intero da un giorno all’altro. Ma qualcosa cambia, perché qualcosa è cambiato dentro di noi. Agiamo a partire dalla speranza in un mondo trasformato, perché conosciamo il mistero della tomba vuota.

Sentiamo che Dio vuole la vita e non la morte. Faremo esperienza di fallimenti e battute d’arresto. Ma non dobbiamo rassegnarci, né lasciarci schiacciare o trascinare nella disperazione. Restiamo ancora sotto la croce del Venerdì Santo. La domanda è se vogliamo fermarci lì e lasciare ogni potere alla morte, oppure se vogliamo alzare lo sguardo verso quelle parole che oggi tornano a brillare in lettere maiuscole: “Cristo è risorto dai morti.”

Jens Hansen Mastodon

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