Gesù e Giovanni Battista
Sermone su Matteo 3,13-17
oggi siamo invitat* a riflettere sul battesimo di Gesù così come ce lo narra l'evangelista Matteo. Per gli evangelisti era fondamentale chiarire il rapporto tra Giovanni Battista e Gesù, poiché tra i primi cristiani e i discepoli di Giovanni esisteva una certa rivalità.
Il movimento del Battista è sopravvissuto a lungo. Ne abbiamo una testimonianza negli Atti degli Apostoli: quando Paolo predica a Efeso, incontra un certo Apollo che però è solo stato battezzato con il battesimo di Giovanni.
Nella preparazione di questo sermone ho approfondito ulteriormente il movimento del Battista, perché ancora oggi in Iraq esiste una comunità religiosa, i Mandei, che risale alla comunità dei discepoli di Giovanni Battista.
Gli studi odierni ritengono che Gesù fosse originariamente un discepolo e un seguace di Giovanni, e che abbia ricevuto il battesimo da lui. Solo successivamente si è distaccato dal maestro e ha intrapreso la propria via. Non è dunque sorprendente che un evangelista cristiano abbia sentito la necessità di chiarire la relazione tra Giovanni e Gesù.
Questo chiarimento del rapporto lo troviamo anche nel Vangelo di Luca. L'intero primo capitolo, con Elisabetta, Maria e i loro figli Giovanni e Gesù, cerca di mostrare, a suo modo, quale sia il rapporto tra i due.
In Matteo, già la vicenda della nascita e della fuga in Egitto stabilisce con chiarezza che Gesù è qualcuno di straordinario, anzi, il Figlio eletto di Dio. Ci si può dunque chiedere: perché mai dovrebbe farsi battezzare?
Se osserviamo più da vicino il testo, notiamo che l'iniziativa del battesimo non viene da Giovanni, ma da Gesù. Egli viene apposta dalla Galilea al Giordano con l'intenzione di farsi battezzare.
Il luogo sulla riva orientale del fiume dove battezza Giovanni ha un significato simbolico particolare: è il luogo in cui gli Israeliti sotto Giosuè si prepararono, dopo 40 anni di peregrinazione nel deserto, a varcare il Giordano ed entrare finalmente nella terra che Dio aveva promesso al popolo. Ciò che allora fu luogo di passaggio verso un futuro di salvezza nella terra promessa, diventa ora nuovamente scenario di una transizione di grande portata: il cielo si aprirà e il regno di Dio avrà inizio.
Ma Giovanni non accoglie Gesù con gioia ed entusiasmo. No, cerca di dissuaderlo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Giovanni riconosce in Gesù Colui che è più forte. È interessante osservare che Giovanni non inizia una predica di penitenza né chiede a Gesù di confessare i suoi peccati, come fa con i farisei, gli scribi e tutta la gente.
A Giovanni è subito chiaro che questi è l'uomo di cui aveva detto: «Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma viene dopo di me uno che è più forte di me... Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco» (Mt 3,11). Gli esegeti posteriori hanno tratto da questo comportamento la conclusione che Gesù fosse senza peccato, ma per Matteo questo aspetto non è nemmeno dibattuto.
Ciò che segue è duplice e centrale: la risposta di Giovanni all'obiezione di Gesù. Nel Vangelo di Matteo è la prima volta che Gesù parla. Il peso di questa risposta è ulteriormente aumentato dal fatto che nei racconti di Marco e Luca Gesù rimane in silenzio. Ciò che Gesù dice qui a Matteo deve dunque essere importante: «Lascia fare così ora, perché conviene adempiere ogni giustizia». Gesù vuole far trionfare la giustizia, anche se in questo momento non è chiaro cosa significhi esattamente. Con questa osservazione si riferisce in anticipo alla sua morte come servo sofferente di Dio? Vuole dare ai cristiani un esempio di come comportarsi? Oppure si tratta dell'adempimento di una profezia?
Per risolvere la questione, dobbiamo consultare il testo originale greco. Che cosa significa esattamente “giustizia” e “adempiere”? Il termine usato per “giustizia” è molto importante per Matteo, che lo usa ripetutamente nel suo Vangelo.
Nel contesto biblico ci sono due possibilità di significato: da un lato, potrebbe trattarsi di una norma di comportamento che Dio richiede all'uomo. Dio, ad esempio, ci chiede di non uccidere il prossimo. Anche Gesù sembra sottostare a un comando divino: la situazione descritta al Giordano suggerisce che sia necessario procedere con il battesimo, tanto che Gesù insiste nonostante la resistenza di Giovanni.
Dall'altro lato, il termine “giustizia” può essere inteso in modo più ampio. Nella Bibbia ebraica è spesso usato per indicare l'intero ordinamento giuridico e salvifico instaurato da Dio.
La questione è: quale di questi significati è quello che Gesù intende quando dice di voler adempiere ogni giustizia con il suo battesimo?
Dobbiamo ricordare che il battesimo di Giovanni non appartiene al sistema tradizionale di leggi e promesse di salvezza. Il suo rituale battesimale era, per così dire, un'innovazione. Non era un bagno purificatorio come quelli comuni all'epoca, che ogni persona poteva fare da sé. La particolarità del battesimo di Giovanni era che richiedeva due persone: il battezzando e il battezzatore. Questo era una novità.
È dunque improbabile che Gesù con le sue parole intenda dire che vuole semplicemente adempiere la legge di Mosè. L'espressione “adempiere ogni giustizia” indica piuttosto che Gesù vuole compiere l'intera volontà di Dio. Questa volontà va al di là dei comandamenti della Bibbia ebraica ed è molto più ampia. Tutto nella risposta di Gesù a Giovanni indica che non si tratta di compiere un rituale speciale per il Messia. Dalla bocca di Giovanni stesso abbiamo appreso che questo rituale non gli è necessario. Si tratta piuttosto di indicare ai cristiani la via verso questa nuova, più ampia interpretazione del concetto di giustizia.
Poiché Gesù si fa battezzare, anche i cristiani devono farsi battezzare. Questa giustizia allargata è per Gesù un obiettivo molto importante e vuole che i cristiani lo seguano su questa strada. Così sentiamo nella Sermone sulla Montagna: «Poiché io vi dico che, se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.» (Mt 5,20) e alla fine del Vangelo: «Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. » (Mt 28,19-20).
Vediamo quale ampio respiro ha questo primo discorso di Gesù nel Vangelo di Matteo. Esso diventa una sorta di dichiarazione di principi della sua missione. Il battesimo ricevuto da Giovanni non è in sé questa nuova “migliore” giustizia, ma ne fa parte. Sottoponendosi al battesimo di Giovanni, Gesù mostra la sua obbedienza all'intera volontà di Dio e diventa così modello per tutti i cristiani.
Avevamo anche preso l'impegno di esaminare più da vicino il termine “adempiere” in greco. Il verbo che troviamo nel testo greco originale è usato nel contesto biblico specialmente per l'adempimento di profezie e può essere reso anche come “realizzare”.
È interessante notare che questo termine nel Vangelo di Matteo viene usato solo per le azioni di Gesù stesso; per le azioni dei discepoli si usano altre parole. Questo può essere interpretato come un'indicazione che si tratta dell'azione del Messia che compie la volontà di Dio nella sua pienezza. Matteo descrive molto brevemente l'atto del battesimo. Non gli interessa spiegare il rito e la sua corretta esecuzione, ma solo che il battesimo sia avvenuto. Molto più importante è ciò che Matteo riferisce immediatamente dopo: «Ed ecco, si aprì il cielo ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui».
Per tutti coloro che possono o vogliono vedere, è evidente che si tratta di una persona speciale, perché lo Spirito di Dio scende su di lui. L'apice della narrazione del battesimo di Gesù è tuttavia l'ultimo verso del nostro testo omiletico: «Ed ecco, una voce dal cielo disse: Questi è il Figlio mio amato, nel quale mi sono compiaciuto». Qui risuona il brano di Isaia 42: «Ecco il mio servo... di lui mi compiaccio» (Is 42,1).
Isaia grida al capitolo 64: Oh, squarciassi tu i cieli e scendessi! E ora, nel momento del battesimo, accade: il cielo si è aperto. Il portale verso un altro mondo si è spalancato. Al cinema e in televisione si vedono spesso film di fantascienza in cui tali portali hanno un ruolo importante. Lì la presenza di tali portali è spesso associata a grossi guai per l'umanità e alla fine tutti sono felici quando si richiudono. Ma in Matteo il portale verso il regno di Dio è aperto e tutta la giustizia di Dio ha l'opportunità di entrare nel nostro mondo.
Com'è fatta questa giustizia, lo impariamo in molti modi, specialmente nel Sermone sul Monte. Lì si dice, per esempio, che non si dovrebbe uccidere nessuno per motivi bassi, anzi, addirittura chi dice “sciocco” a qualcuno, agli occhi di Dio ha già commesso un omicidio e sarà punito duramente (Mt 5,21).
Questa è parte della giustizia comprensiva di Dio! Un altro esempio di giustizia che ci coglie regolarmente nella vita quotidiana è quello di non giudicare. Quanto spesso giudichiamo le persone nella nostra vita: per come si vestono, forse per un profumo o un dopobarba, per il colore della pelle, per l'auto che guidano o la lingua che parlano.
La sfida della giustizia comprensiva di Dio sta qui: accettarci gli uni gli altri con amore, così come siamo.
Concludo
Nel Vangelo di Matteo vediamo che Gesù ci mostra la via pratica di questa migliore giustizia di Dio, di cui ci parla nel Sermone sulla Montagna. Egli non predica solo questa via di giustizia, ma la percorre prima dei suoi discepoli – e quindi anche davanti a noi. Nella consapevolezza che il cielo è ora aperto, possiamo seguirlo senza esitazioni. Gesù ci promette: «Beati i perseguitati per la giustizia, di loro è il regno dei cieli» (Mt 5,10).
Jens Hansen
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