Greta e Geremia

Profeti

“Voi parlate soltanto di un’eterna crescita economica verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Voi parlate soltanto di proseguire con le stesse cattive idee che ci hanno condotto a questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare sarebbe tirare il freno d’emergenza. Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi ragazzi. […] La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all’interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema.”

Questo era parte del discorso che Greta Thunberg, la giovane attivista climatica svedese, ha tenuto a Cattovice in Polonia a dicembre del 2018. Alle Nazioni unite invece è stata la frase “come osate a rubarci il futuro” a essere citata in tutti i giornali.

Greta e le altre attiviste (sono per di più giovani donne e ragazze in prima fila) accusa le nostre generazioni più anziane di avere fallito nell’impegno contro il cambiamento climatico perché la sua generazione sarà la prima a dover subire fortemente la catastrofe climatica già in atto: estati caldi, più uragani, piogge più forti, la neve sempre più rara, ghiacciai che si sciolgono anche nelle alpi. Le foreste a rischio incendio, l’agricoltura sotto pressione. Possiamo immaginare, e la scienza lo descrive, cosa accade quando le temperature si alzano ancora e con esse anche il livello del mare e il livello delle tempeste.

Oggi abbiamo un testo che sembra scritto proprio in questi mesi che siamo testimoni degli incendi devastanti in Australia. Leggiamo dal profeta

Geremia al capitolo 14:1-9:

1 La parola del SIGNORE che fu rivolta a Geremia in occasione della siccità. 2 «Giuda è in lutto, le porte delle sue città languiscono, giacciono per terra a lutto; il grido di Gerusalemme sale al cielo. 3 I nobili fra di loro mandano i piccoli a cercare acqua; questi vanno alle cisterne, non trovano acqua, e tornano con i loro vasi vuoti; sono pieni di vergogna, di confusione, e si coprono il capo. 4 Il suolo è costernato perché non c'è stata pioggia nel paese; i lavoratori sono pieni di confusione e si coprono il capo. 5 Persino la cerva che figlia nella campagna abbandona il suo parto, perché non c'è erba; 6 gli onagri si fermano sulle alture, soffiano aria come gli sciacalli; i loro occhi sono spenti, perché non c'è verdura». 7 SIGNORE, se le nostre iniquità testimoniano contro di noi, opera per amor del tuo nome; poiché le nostre infedeltà sono molte; noi abbiamo peccato contro di te. 8 Speranza d'Israele, suo salvatore in tempo di angoscia, perché saresti nel paese come un forestiero, come un viandante che si ferma per passarvi la notte? 9 Perché saresti come un uomo sopraffatto, come un prode che non può salvare? Eppure, SIGNORE, tu sei in mezzo a noi, e il tuo nome è invocato su di noi; non abbandonarci!

La siccità è la punizione divina per il peccato del popolo. Dio, così il profeta, distruggerà Israele. E’ per la loro colpa che succede tutto. Dio tornerà a salvarli dai guai in cui si sono cacciati, solo se riconosceranno le loro colpe, se capiranno di aver sbagliato e si convertono a una vita retta davanti al Signore. Tutto ciò si legge nel capitolo seguente. Mentre la settimana scorsa abbiamo paragonato i due personaggi che si sono incontrati nel deserto alle rive del fiume Giordano, Giovanni Battista e Gesù, questa settimana vorrei fare il confronto fra due profeti, la profetessa dei nostri giorni, Greta Thunberg e il profeta Geremia, vissuto 2600 anni fa in Israele.

Iniziamo con quanto hanno in comune questi due personaggi, profeti: Greta e Geremia annunciano una catastrofe. Entrambi parlano di cambiamenti climatici che colpiranno tutti e portano a siccità, scarsità di acqua e fame. Tutto ciò che accade è per colpa di uno stile di vita sbagliato. La siccità si scatenerà anche contro le generazioni future. Non c’è nessuna possibilità di scappare dalla catastrofe.

Ecco, quanto hanno in comune Greta e Geremia. Ma ci sono anche delle differenze:

una differenza è dove attingono per le loro previsioni catastrofiche. Greta Thunberg ha letto gli scritti degli scienziati del clima. Ha fatto proprio un sapere dettagliato delle prognosi e dei calcoli scientifici. Lei conosce il nesso fra le emissioni di gas serra e il riscaldamento della terra. Oggi esistono modelli precisi per ogni zona della terra che riescono a prevedere quali effetti avrà l’aumento della temperatura nei diversi continenti e paesi ma anche nelle diverse zone di un paese. Secondo questi modelli il nostro paese sarà colpito molto dai cambiamenti. Siccità e desertificazione in Sicilia e Calabria, frane e piogge torrenziali, uragani, strade e ferrovie interrotte, in fondo un’Italia divisa in tre e le coste coperte dal mare in avanzata.

Geremia invece osserva bene la politica attuale della corte del re e si immagina dove questa politica porterà il suo popolo, osserva e misura il tutto con la volontà di Dio. Un’altra differenza fra Greta e Geremia: Greta è disperata. Sa che, se non si agisce adesso, se non si cerca di fermare il cambiamento climatico adesso, è troppo tardi. Se non riesce la sua missione, le conseguenze dell’aumento delle temperature saranno devastanti e il mondo finirà nel caos. Anche Geremia descrive conseguenze drammatiche. Racconta come muoiono degli animali e sa di uomini e donne che avranno sete e fame. Lui però crede che ci sia una via per essere salvati. Lui si rivolge a Dio per chiedere aiuto. Lui spera nella presenza di Dio in modo che nonostante la catastrofe ci sia ancora un futuro.

Cosa possiamo imparare da Geremia e Greta per il nostro futuro e per il nostro stile di vita?

Penso che da Greta possiamo imparare a prendere sul serio, finalmente sul serio, il cambiamento climatico e a intraprendere ogni sforzo per migliorare il futuro ai nostri figli e nipoti. Lo dobbiamo alle prossime generazioni. Non possiamo più fare finta di niente, non possiamo più fare gli indifferenti e continuare come se niente fosse. “dopo di noi il diluvio” non è un motto cristiano. Non esiste scusa, non esiste l’argomento da bar che il nostro contributo mondiale al cambiamento climatico è solo il 2%, che ci siano paesi molto più colpevoli. Basta guardare alle emissioni pro capite e ben presto scopriamo che il nostro stile di vita è così pesante che ci troviamo al nono posto del mondo per quanto riguarda il peso pro capite con 5.37 t di emissioni CO2 avendo a disposizione solo 2 t a testa.

Quando vedo Greta, mi dispiace vedere disperazione negli occhi di una giovane ragazza e penso che una tale responsabilità non dovrebbe pesare sulle spalle di una ragazza che ha appena compiuto 17 anni. Dobbiamo aggiungere a Greta le parole di Geremia. Greta pensa che o salviamo il mondo adesso o il mondo è perduto, o almeno il mondo con l’umanità, perché poi dopo la catastrofe comunque non sparirà nel nulla la terra, vivrà senza di noi, e vivrà molto meglio.

Geremia spera in Dio, sa che la catastrofe non può essere evitata, ma sa comunque il suo futuro nelle mani di Dio. Ed è questa speranza contro ogni esperienza che serve a noi per uscire dal nostro letargo, dalla nostra apatia, perché Dio vuole conversione, Dio vuole una conversione che ci rende testimoni attivi e impegnati per un mondo oltre la catastrofe, o meglio, un mondo che riesce ad evitarla.

Geremia sa che Dio può cambiare i cuori degli uomini e per questo invita ad un cambiamento di vita. Non per disperazione, ma per la certezza che Dio non lascia orfano il suo popolo, e noi potremmo dire: Dio non lascia orfano questo mondo.

Geremia dice che la punizione divina si abbatterà sul popolo, un po’ come Greta che dice che la catastrofe climatica è per colpa degli esseri umani. Ma Geremia fa un passo più avanti che aiuta noi tutte e tutti di affrontare la questione del cambiamento climatico. Esiste un futuro e esiste una speranza. Esiste la possibilità che noi uomini e donne cambiamo il nostro comportamento, c’è una speranza che riusciamo a cambiare vita e rendere migliore il mondo per le generazioni future. Lo possiamo credere perché Dio ci è vicino, perché possiamo chiedere a Dio di darci una mano per uscire dalla nostra comodità mortale e fermare la sciagura, la catastrofe. Guardando il mondo, vedendo quanti giovani in tutti i paesi del mondo si ispirano a Greta, sperimentando la grandezza di questo movimento, allora, ho speranza che un nuovo mondo è possibile e che la catastrofe climatica può essere fermata e le incrostazioni che impediscono a fare una conversione vera e un cambio radicale dello stile di vite possano essere rotte da Dio per aprire al futuro.

Jens Hansen Mastodon

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