Il Natale di Giuseppe

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Mi chiamo Giuseppe, figlio di Giacobbe, il falegname. Sono proprio quel Giuseppe che trovate all’inizio delle Scritture Cristiane: lo sposo di Maria, “dalla quale è stato generato Gesù, chiamato Cristo”.
Voi lo leggete in un attimo. Ma in quelle poche parole c’è tutto il mio tormento: è figlio di Davide come me, dunque è anche mio figlio… eppure non viene da me.
Lasciate che vi racconti tutto dall’inizio.

Quel giorno ero in bottega. Stavo segando un tronco duro, la sega mi scivola e mi apro il pollice. Sangue dappertutto. Mi strappo la tunica e mi fascio come posso. Nessuno mi sente: i miei genitori sono morti, i miei fratelli hanno la loro famiglia, io, alla mia età, sono solo fidanzato.
Già i vicini ridono di me: “Giuseppe ha paura delle donne”. I parenti sospirano: “Quando si sistema?”. Ma il vero colpo è arrivato ieri.

Maria mi ha guardato e ha detto piano: “Aspetto un bambino”.
Un bambino. Da mesi viviamo il fidanzamento nella castità. Io non l’ho toccata. Dentro di me è esplosa la rabbia: dev’esserci un altro uomo. Chi è? Se lo trovo lo ammazzo.
Intanto il sangue mi scendeva dalla mano, ma faceva meno male del cuore.

Maria ha provato a spiegare: nessun altro, nessuno l’ha toccata, “sono stata visitata… dallo Spirito Santo”.
Ho pensato: prima gli angeli, i profeti, i giudici del nostro popolo… e adesso lo Spirito di Dio proprio su Maria, la promessa sposa di un falegname di Nazaret? Come potevo crederle?

E poi la gente. Sentivo già le risate del mio vicino Beniamino: “Appena fidanzata e già cerca un altro!”. Zia Marta che sentenziava: “Giuseppe, devi denunciarla”. Denunciarla voleva dire vederla lapidata. Questo no.
Così ho deciso: la lascio in silenzio. È un mio diritto. Forse in un altro villaggio ricomincerò da capo, anche se sono vecchio per certe cose.

Sono andato da Simone, lo scriba, a farmi preparare la lettera di ripudio. Lui ha scritto, poi mi ha guardato: “Tienila, ma prima dormici sopra un’altra notte”.
Sono tornato a casa con quella lettera in mano. Era pesante come una pietra.

Quella notte è successo.
All’inizio ho creduto di sognare per la stanchezza. Poi una voce, chiara, mi ha chiamato per nome: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa: ciò che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Darà alla luce un figlio e tu gli metterai nome Gesù: salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

Ho tremato. Era di me che parlava, della mia Maria, del suo bambino.
Allora ho capito: Maria non aveva mentito. Non so come Dio farà, ma so che mi chiede di essere padre per questo figlio, di stare accanto a lei.

Al mattino mi sono alzato, ho preso la lettera di separazione, l’ho guardata un’ultima volta… e l’ho gettata nel fuoco.
“Benedetto sia il Signore” ho sussurrato.
Da quel momento ho saputo: la mia strada è con Maria. E con Gesù.

Jens Hansen Mastodon

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