Il Natale secondo Erode

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Mi chiamo Erode. Sono re dei Giudei.
Dormo poco, e male. Il potere non lascia riposare: troppi nemici, troppi complotti. Il trono me lo sono dovuto conquistare con guerre, sangue e denaro. Il Senato di Roma mi ha dato il titolo, ma la terra me la sono presa io, a caro prezzo.
Per questo non ho scrupoli: i mercenari morti costano meno, i sospetti li elimino. Se fosse necessario ucciderei perfino un mio figlio, pur di rimanere re.

Da giorni, però, c’è qualcosa che mi turba più di qualunque congiura: un sogno, sempre lo stesso.
Sono sulla terrazza del palazzo, guardo verso oriente. All’orizzonte compaiono tre figure. Camminano lente, maestose, finché arrivano davanti al palazzo. In mano portano doni da re: oro, incenso, mirra. Poi, appena mi preparo a riceverli, spariscono ridendo.
Mi sveglio sudato, col cuore che batte.

Tre notti fa il sogno è cambiato.
Stessa scena, ma questa volta riesco a scendere e a parlare con loro.
“Chi cercate?” chiedo.
“Siamo venuti ad adorare il Re dei Giudei” rispondono.
“Sono io” dico, quasi offeso. “Chi vi manda?”
“No, noi cerchiamo il neonato Re dei Giudei.”
Neonato. Re.
Ho sentito il sangue ghiacciarsi. Loro sono scomparsi ridendo, come le altre volte.

Non ce l’ho fatta più. Quel sogno non era solo un sogno: era un avvertimento. Un concorrente. Un altro re.
Sono andato dai sacerdoti. Loro sanno leggere i segni, e sanno anche che, se mentono, li faccio uccidere.

Racconto il sogno. Il più anziano mi dice:
“Se il sogno si ripete, l’evento è già avvenuto o è vicino.”
“Che evento?” ringhio.
“I profeti hanno parlato di un Messia, un re come Davide, della sua discendenza. Uno che ristabilirà il Regno d’Israele.”
“E dove dovrebbe nascere?”
Minimizzano, cercano di calmarmi: “Sono parole per tener viva la speranza, ma… Michea parla di Betlemme. Un villaggio insignificante.”

Betlemme. Un buco di paese.
Li congedo e do ordine alle guardie: di notte i due sacerdoti devono sparire. Nessun testimone.
Poi chiamo il centurione della guardia. Gli do l’ordine:
“Andrai a Betlemme e nei dintorni. Casa per casa. Ucciderai tutti i maschi fino a due anni. Tutti.”

Lui non fa domande. Prende i suoi uomini più duri e parte.
Io, per la prima volta da giorni, mi stendo e dormo. È bello sapere che le cose si possono “aggiustare”.

Dopo due giorni torna: “Missione compiuta.”
Salgo sulla terrazza, guardo l’orizzonte. Nessuna figura da oriente. Respiro. Ho agito in tempo.

Ma un pensiero non mi lascia in pace.
Mi viene in mente il profeta Isaia. Parla di un altro re, di un Regno di pace, di giustizia, di uno che governa non con la spada ma con… l’amore.
Amore. Per me è debolezza pura. Con tutti i morti che ho causato, non saprei come difendermi da un re così. Uno che non gioca al gioco del potere, che non risponde alla violenza con violenza.

Se quel re d’amore arrivasse davvero… sarebbe la mia fine.
E, da quella notte, ho ancora più paura di dormire.

Jens Hansen Mastodon

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