L’abete che nessuno voleva e il Dio che nessuno si aspettava
Sermone su Tito 3, 4-7
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4 Quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, 5 egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.
E' strano avere un brano teologicamente così pieno e ricco come base del sermone di Natale. Non c'è niente di ciò che in genere siamo abituati a sentire, nessun riferimento al racconto di Natale letto poco fa. Teologia pura senza il calore ed i sentimenti e forse anche i sentimentalismo che probabilmente per molti di noi devono per forza fare parte di Natale.
Per rendere più digeribile questo brano vi racconto di un albero, di un piccolo abete. Il racconto è vero, mi è stato raccontato da un mio collega: Il racconto inizia 5 o 6 anni fa. Due uomini della forestale prendono il trattore e vanno nel bosco per fare un po' di legna. All'improvviso l'autista sterza bruscamente. In mezzo alla viuzza del bosco cresce un abete, è ancora piccolo, ha nemmeno mezzo metro di altezza.
L'autista ha cercato di evitare l'abete, non tanto per risparmiarlo, più per seguire l'istinto d'autista che cerca di non tamponare ed ha reagito come se avesse dovuto evitare un ostacolo ben più grande.
Quante volte altri autisti della forestale avranno fatto la stessa manovra, sterzando per evitare l'abete, perché l'abete si trova proprio su una viuzza dove le macchine della forestale passano spesso.
L'albero finora è sopravvissuto. I nostri due forestali continuano la loro strada, caricano la legna e tornano la stessa via. Dopo aver fatto poca strada si avvicinano di nuovo all'abete. Il collega dell'autista lo vede già da lontano e dice al suo collega: “fermati”. Il trattore si ferma giusto davanti al piccolo abete. Il forestale prende la pala e toglie l'abete dalla terra con tutte le sue radici.
“Cosa vuoi con questo abete piccolo e per giunta cresciuto male?” L'altro guarda l'abete e se ne accorge che è veramente cresciuto male: è storto e alcuni rami sono senza aghi. Ma vuoi perché ha un cuore per la natura vuoi perché l'ha già tolto dalla terra, il forestale carica l'abete sul trattore. Arrivato a casa lo pianta nel suo giardino. Lì c'è luce, aria e il nostro abete cresce, cresce bene e riceve tanta cura e attenzione. Con gli anni si raddrizza e i rami senza aghi spariscono. Si, si può dire che con gli anni il piccolo abete diventa un bell'albero.
E quest'anno tutta la chiesa di mio collega lo può ammirare, perché il forestale l'ha dato come regalo di Natale alla sua chiesa, con tutte le radici per poterlo di nuovo far tornare in terra dopo le feste.
Perché vi racconto questo? Solo perché di un abete piccolo e brutto è diventato un bell'albero di Natale? Solo per contrapporre forse al brano teologico di Tito un racconto tocca un po' le corde sentimentali che vogliamo far vibrare in questi giorni di festa?
Sarebbe troppo superficiale, vorrei vedere il senso più profondo dietro questo racconto.
Ascoltando questo racconto mi è venuto in mente il bambino nella mangiatoia. Anche qui ci troviamo di fronte ad un inizio povero. Chi di noi è nato in una mangiatoia?
E tutto ciò che c'è attorno al bambino è niente che un povero inizio, come quello dell'abete: una stalla nella città strapiena di gente, una stalla non come quelle climatizzate bene dei nostri giorni in cui si allevano centinaia di animali, una stalla invece che sembra un bugigattolo, la porta fa passare gli spifferi del vento, c'è puzza di ammoniaca nell'aria, puzza di sterco ... e i pastori che arrivano per vedere questo bambino non vengono vestiti bene come li vediamo nei tanti presepi: portano stracci, sono i più poveri della contrada di Betlemme. Ma proprio loro sono le persone giuste per questa nascita in piena povertà.
A loro l'angelo ha appena annunciato:
Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore.
Immagino che, una volta arrivati, il volto dei pastori è segnato dal dubbio: “questo bambino dev'essere il figlio di Dio? Un bambino in una mangiatoia in mezzo ad una stalla puzzolente? Un bambino con dei genitori poveri? Forse qualcuno dei pastori avrà pensato: “che cosa può venire fuori da un inizio così povero?” Vedete, la nascita di Gesù è proprio come la storia del nostro abete in mezzo al bosco.
E c'è un altra cosa che mi dice il racconto dell'abete: sento ancora le parole dell'autista: “Cosa vuoi con questo povero albero?” E lui in qualche modo ha ragione. Ci sarebbero stati migliaia di alberi in quel bosco, tutti più belli e più attraenti per l'occhio. Il suo collega però prende la pala e porta via proprio questo abete così mal ridotto come se volesse dire: “voglio questo e nessun altro.”
Strano questo comportamento, in fondo è un comportamento contro ogni esperienza. Di dove gli viene questo amore per un abete così brutto? Con questa domanda rileggo di nuovo il racconto di Natale. Dio avrebbe avuto migliaia di possibilità di incarnarsi in questo mondo, avrebbe potuto nascere come re in un castello sotto lenzuola morbide senza dover sopportare la puzza di una stalla e gli spifferi del vento freddo.
Dio però vuole proprio iniziare la sua storia con noi in mezzo ad una stalla. Dio vuole coricarsi in una mangiatoia dura, vuole come ospiti i pastori vestiti di stracci.
Di dove viene quest'amore di Dio per chi è povero?
Non lo so. Anche il forestale che ha portato ha casa l'abete mal ridotto non avrebbe potuto dire perché ha scelto proprio questo. Ma ora sappiamo che cosa è venuto fuori.
E penso che proprio ciò può renderci sereni e felici in questo giorno di Natale. Proprio questa preferenza divina per la povertà, per chi si sente giù, per chi è emarginato e si sente interiormente mal ridotto. Per loro Natale diventa una svolta, il messaggio del Dio che si abbassa per diventare uno di loro da loro una nuova spinta.
Chi invece è sicuro di se, chi sa esattamente come la vita deve svolgersi, chi non è abituato di fidarsi di altri, chi cerca solo le opportunità dove può ricavare più denaro, non è pronto per il messaggio di Natale. Loro diranno: “Questo povero bambino è il salvatore del mondo? No grazie!” Sono proprio gli altri, i poveri, gli impotenti che spesso si sentono solo un peso, a capire o a intuire ciò che succede nella povera stalla di Betlemme. Dio diventa uomo, ma non solo, nasce in povertà per essere vicino a coloro che sono poveri come il bambino nella mangiatoia.
Già, la nascita di Gesù di Nazaret è il programma della sua vita, 30 anni dopo lo stesso Gesù accoglie attorno a se gli emarginati, i peccatori, i pubblicani e le prostitute. Li protegge, li difende.
Gesù ama le cose storte, ama chi è senza opportunità in questo mondo. I dirigenti del popolo lo criticano per questo: “Perché vivi con gente perduta ai margini della società?” Gesù rimane fermo nel suo amore per loro. E loro nella vicinanza di Gesù non rimangono gli stessi: il pubblicano che per tutta la sua vita ha cercato il profitto distribuisce tutti i suoi beni fra i poveri. La prostituta diventa una discepola fervente, anzi di Maria Maddalena sappiamo che ha avuto un ruolo importante nella chiesa degli inizi.
Dio si abbassa fino in fondo, diventa essere umano in tutta la povertà. E tutto ciò per dirci: sono con voi, niente e nessuno vi può separare da me. Non voglio essere un Dio al di là delle vostre esperienze umane ma in mezzo ad esse voglio essere solidale con voi. Solo così può cambiare il mondo.
Forse la lettura del brano di Tito che parla della nostra salvezza e che all'inizio ci sembrava strano per essere un testo natalizio ora ci parla e forse rileggendolo si riempie con tutto il messaggio straordinario di Natale.
4 Quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, 5 egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.
Jens Hansen
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