L’altra storia del Natale: valore, pace e dignità per tutti
Predicazione per la vigilia di Natale
Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende. 2 Tu moltiplichi il popolo, tu gli elargisci una gran gioia; esso si rallegra in tua presenza come uno si rallegra al tempo della mietitura, come uno esulta quando spartisce il bottino. 3 Infatti il giogo che gravava su di lui, il bastone che gli percuoteva il dorso, la verga di chi l’opprimeva tu li spezzi, come nel giorno di Madian. 4 Difatti ogni calzatura portata dal guerriero nella mischia, ogni mantello sporco di sangue saranno dati alle fiamme, saranno divorati dal fuoco. 5 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, 6 per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.
Siamo qui per prepararci al Natale, per attingere alla pace che solo il Natale, o meglio, colui che nasce nella stalla di Betlemme, può darci. Siamo qui, forse dopo aver ancora preparato tutto ciò che mancava per rendere bella la festa, siamo qui, ora, e possiamo dirci: ciò che non siamo riusciti a fare, non dobbiamo per forza fare.
Fino ad oggi c’era il tempo per comprare regali, per scrivere lettere o cartoline di Natale. Adesso c’è il tempo di stare qui davanti al Signore per farci avvolgere nella sua pace. Questo è Natale.
Fare sì che il suo Shalom possa trovarci, avvolgerci e trovare un terreno fertile in noi, affinché anche noi lo possiamo vivere, il suo shalom.
Per poter vivere in pace, nelle nostre famiglie, con i nostri genitori anziani, con i nostri figli. E forse anche in pace con noi stessi. Questo è Natale. E noi ora siamo qui per adorare come i Re Magi, per celebrare la pace venuta nel bambino nato nella stalla di Betlemme. Possiamo fare la stessa esperienza dei pastori che arrivano dai campi e, vedendo il bambino, si accorgono che davanti al bambino non contano le aspettative altrui che pensiamo di dover accontentare, davanti al bambino sentono di non essere misurati, giudicati e messi alla prova.
Così anche noi, davanti al bambino nella mangiatoia non dobbiamo più entrare nelle norme, possiamo arrivare davanti a lui come i pastori: senza doni, solo noi, come siamo, perché questo bambino è colui che con la sua vita ci dice: ti amo, non per ciò che fai ma perché ci sei.
Non dobbiamo nemmeno avvicinarci con la fede, anche se molti la fede, la vedono come condizione per farlo. La giusta fede. Ma anche la fede non è un nostro possesso, la fede è un dono non un merito.
Perciò davanti a Dio e davanti al bambino nella mangiatoia nel quale Dio viene da noi, possiamo essere come siamo. Ai suoi occhi valiamo. Questo è il messaggio del Natale.
Qui incontriamo il messaggio dell’amore che predichiamo ogni domenica: Non temete. Come dice l’angelo: Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.
Questo messaggio ci dice: tutte le persone valgono. Anche coloro che non riescono a fare grandi regali, anche coloro che non avranno tanto da mangiare stasera o domani, anche coloro che forse non se lo sentono proprio di addobbare la casa per il Natale.
Gli angeli cantarono per poveri pastori. I pastori non valevano niente, non dovevano nemmeno presentarsi al censimento dell’imperatore Augusto. E qui si nasconde un messaggio profondo di ciò che ebbe inizio con la nascita di Gesù.
Il bambino nella mangiatoia annuncia un nuovo mondo, un modo nuovo di capirsi come persona, un nuovo modo di vivere nel mondo, un nuovo modo di vivere nel mondo, di vivere con la morte, di vivere con gli altri e con Dio, Dio diventato uomo, Dio diventato uno di noi, Dio in mezzo a noi con il suo amore.
Talvolta penso che dobbiamo rileggere con attenzione il messaggio per non correre il rischio di perdere di vista quanto di redenzione e cambiamenti epocali si nasconde nel racconto di Luca.
Tutte le persone valgono. Lo sappiamo. Lo diciamo. Lo dice la dichiarazione universale degli diritti dell’uomo che quest’anno ha compiuto 77 anni. Articolo 1 cita:
«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»
Ma è veramente così?
Questa domanda ha la sua radice nel racconto del Natale, nella fede che nasce dall’amore di Dio e che ci rende uguali tutte e tutti.
Noi qui forse ce ne accorgiamo, noi che siamo in questa chiesa in quest’ora, perché siamo tutte e tutti persone che desiderano ardentemente l’amore e la pace, che desiderano accettarsi come sono, sapendo che Dio in Cristo fa così.
Non si può però costringere all’uguaglianza. Ci sono tanti esempi di tentativi andati male. Tentativi di arrivare all’uguaglianza con la violenza creando così solo paura ed esclusione.
Il fatto che valiamo non arriva con la forza, è la fede nel Dio d’amore che ci insegna che tutte le persone valgono davanti a Lui. E se lo concretizziamo, allora credo che Dio è all’opera anche per mezzo nostro.
Nel tempo di Avvento e durante i giorni di Natale ci accorgiamo come l’amore può cambiarci. Si aprono gli occhi per vedere che cosa possiamo fare l’uno per gli altri. C’è il desiderio di fare qualcosa per gli altri. Di avere tempo e di fare ciò che nel tram tram durante l’anno non riusciamo a fare. Così ci accorgiamo quanto fa bene stare insieme. Vediamo che qualcuno o qualcuna pensa a noi, sperimentiamo che per qualcuno io conto e che qualcuno conta per noi.
Per questo la solitudine a Natale pesa molto di più. E fortunatamente ci sono delle persone che preparano una cena anche per chi è solo. Sapete che il culto della vigilia a Messina è nato così? Quando sono arrivato ho visto che nella chiesa c’erano delle persone sole, persone che non avevano nessuno. Allora abbiamo organizzato una cena in chiesa … e dopo questa cena ci siamo trasferiti, alle 23 … e abbiamo fatto la liturgia che stiamo facendo noi adesso.
Quest’atmosfera particolare del Natale la vorremmo tanto far durare anche oltre il 6 gennaio quando tutte le feste finiscono.
Basterebbe già riflettere un attimo per vedere quante storie, quante esperienze con Dio anche la vita quotidiana ha in serbo per noi. Spesso vediamo la vita quotidiana come grigia, monotona; il suo ritmo sempre simile ci chiude gli occhi e l’orizzonte.
Perciò la quotidianità diventa un qualcosa da superare, da affrontare. Invece anche la vita quotidiana fa parte del tempo che Dio ci dona, e, visto sul serio, è la fetta più grande della nostra vita.
Quanto amore possiamo sperimentare anche per le cose piccole: quando mangiamo insieme, quando giochiamo con i figli, diamo una mano ai nipoti per lavare i denti, quando usciamo per fare la spesa, e prepariamo la cena. Certo, sono cose che si ripetono giorno dopo giorno e come tutte le cose rischiano l’effetto assuefazione.
Ma talvolta fa bene vedere quanta serenità si nasconde nelle cose quotidiane viste con gli occhi dell’amore, del Dio d’amore che vuole aprirci anche alle cose piccole.
E’ il suo amore che ci plasma e ci rende aperte e aperte alla vita. E’ il suo amore grazie a cui siamo qui anche in quest’ora del pomeriggio della vigilia, è il suo amore che crea la comunione fra di noi.
Il suo amore che va oltre al sentimento e fa si che ci accogliamo gli uni gli altri e guardiamo oltre noi stesse o stessi. E noi ci accogliamo e a livello nazionale la nostra chiesa è una chiesa che accoglie, lo facciamo perché l’amore di Dio ci insegna che tutte e tutti valgono ai suoi occhi.
Le persone innamorate si chiedono sempre, ma quanto durerà? Perché abbiamo paura di perdere l’amore e con esso anche la persona che amiamo e dalla quale veniamo amati.
Noi possiamo perdere la fede nel Dio d’amore? Possiamo perdere l’accoglienza? Certo che possiamo. Può accadere da un giorno all’altro. Tutto ciò che è cresciuto lentamente fra noi e Dio, può perdersi, perché non è una cosa che viene da se.
La fede nel Dio d’amore non viene da se. Dipende da ciò che ascoltiamo, dai racconti che ci formano e creano il nostro orizzonte di vita, le narrazioni che ci ispirano e fanno si che ci troviamo in esse.
La fede nasce dall’ascolto. Se diamo ascolto a chi ci racconta che conta il profitto, che deve valere la pena fare una cosa, che devi avere sempre dei traguardi e obiettivi alti, che la vita è una prova continua … allora diventiamo egoisti e viviamo uno contro l’altro. E’ chiaro che queste narrazioni non danno spazio all’accoglienza.
La fede nel Dio d’amore deve essere curata, edificata, fortificata. E Natale è una festa per farlo. Per questo siamo qui e ascoltiamo i profeti e l’Evangelo di Natale.
Dio faccia in modo che continuiamo ad ascoltare i racconti, i canti e le poesie che troviamo nella sua Parola per tenere vivo il fuoco del suo amore in noi.
Jens Hansen
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