Non abbiate paura

Sermone in occasione della domenica della Riforma su [Matteo 10,26-33[(https://www.bibleserver.com/NRS.NIV/Matteo10%2C26-33)

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Non abbiate paura

Questa è una visione: non avere più paura del mondo là fuori — e del mondo che ci portiamo dentro.

Non avere paura delle cattive notizie, di perdere il lavoro, di non arrivare alla fine del mese. Non avere paura della prossima visita medica, del nome difficile di una malattia, dell’odore sterile dell’ospedale. Non avere paura della conversazione che rimandiamo da settimane, dell’esame che ci aspetta, del colloquio di lavoro, del futuro che non riusciamo a immaginare.

Non avere paura della guerra, della violenza, delle parole d’odio, di chi ci vuole convincere che il nostro vicino è un nemico. Non avere paura delle trasformazioni che non controlliamo, né dei cambiamenti che forse avremmo voluto. Non avere paura di ciò che è stato, di ciò che è, di ciò che ancora deve venire.

E, in fondo, non avere paura di Dio.

Certo, non è così semplice. Tutti abbiamo paura, chi più e chi meno. A volte la paura passa in fretta; altre volte si ferma, si accomoda dentro di noi e non se ne va. Può attraversare una famiglia, durare per generazioni, cambiare lingua e paese senza perdere la sua voce. Le nostre paure ci legano a persone vissute secoli fa e a persone che oggi abitano dall’altra parte del mondo.

Anche ai tempi di Gesù la gente si preoccupava del pane quotidiano, della salute, della famiglia, della pace, del futuro. Si chiedeva se avrebbe avuto abbastanza, se sarebbe stata al sicuro, se Dio l’avrebbe accolta. E a quelle persone — e a noi — Gesù annunciava una parola semplice, ma non piccola: «Non abbiate paura». Dio è vicino. Il regno di Dio è vicino. L’amore di Dio vi raggiunge.

Non è la promessa che non accadrà nulla di doloroso. Gesù non ci dice che il mondo sarà sempre giusto, che non ci ammaleremo, che non perderemo qualcuno, che nessuna porta si chiuderà davanti a noi. Non ci chiede di fingere coraggio quando siamo spaventati, né di vergognarci delle nostre paure. Ci annuncia, piuttosto, che la paura non deve avere l’ultima parola. Che il male non ha l’ultima parola. Che la morte non ha l’ultima parola. E che, anche quando noi non riusciamo a sentire la presenza di Dio, Dio non smette di esserci vicino.

Anche Martin Lutero, almeno all’inizio, apparteneva a quelli che avevano paura. Cercava la pace interiore, ma trovava un Dio che gli sembrava irraggiungibile, un giudice davanti al quale non sarebbe mai stato abbastanza buono. Pensava che, proprio per questo, Dio lo avrebbe respinto. In convento si confessava così spesso da sfinire il suo confessore. E si riteneva indegno perfino di diventare sacerdote.

L’ansia di non essere amato da Dio lo consumava. «La paura mangia l’anima», si potrebbe dire. E non soltanto l’anima di chi è escluso, guardato con sospetto, considerato straniero; anche quella di un monaco che si tormenta pensando che Dio non lo voglia.

La Riforma che ricordiamo in questi giorni non è soltanto la storia di una porta, di un manifesto e di una data. È anche, e forse soprattutto, il racconto di una liberazione. Lutero scoprì che l’amore di Dio non si compra. Non lo si conquista con una vita perfetta, non lo si guadagna a forza di preghiere, non lo si merita facendo tutto giusto. L’amore di Dio è un dono.

E quando questo dono gli si aprì davanti, Lutero si ritrovò in un mondo nuovo. Non perché il mondo fosse diventato improvvisamente senza problemi, ma perché lui non doveva più affrontarlo da solo, né presentarsi davanti a Dio come uno che deve pagare il proprio ingresso.

Questa è una buona notizia anche per noi: non dobbiamo guadagnarci il diritto di essere amati. Non dobbiamo diventare un’altra persona, più forte, più credente, più ordinata, prima di poterci fidare di Dio. Dio ci incontra qui, nella vita che abbiamo: con le nostre domande, le nostre ferite, la nostra fede a volte minuscola e le nostre paure troppo grandi.

Proviamo a immaginare che cosa significhi: vivere senza essere governati dalla paura. Non senza prudenza, non senza attenzione, non senza dolore; ma senza lasciare che la paura decida tutto al posto nostro.

Allora possiamo dire al capo che cosa è giusto e che cosa non lo è. Possiamo ascoltare chi la pensa diversamente senza trasformarlo subito in un nemico. Possiamo offrire una mano a chi è in difficoltà, non per sentirci migliori, ma perché riconosciamo in lui o in lei una persona amata da Dio. Possiamo chiedere aiuto, dire «non ce la faccio», e non considerarlo una sconfitta. Possiamo goderci una giornata di sole, o trovare compagnia anche in una giornata di pioggia. Possiamo sorridere a qualcuno, fare spazio a una voce nuova, celebrare il dono di essere vivi.

E possiamo pregare con sincerità. Non parlando a un Dio distante che dobbiamo convincere a guardarci, ma rivolgendoci a un Dio che già ci guarda con amore. Possiamo parlare con Dio come si parla a qualcuno che non se ne va quando le parole si fanno difficili.

Il Vangelo ci dice che siamo conosciuti da Dio fin nei dettagli: con la nostra storia, le nostre cicatrici visibili e invisibili, le rughe delle risate e quelle delle preoccupazioni, con ciò che mostriamo agli altri e ciò che teniamo nascosto. Dio ci conosce — e non per questo ci respinge. Ci conosce, e ci ama.

Perciò possiamo ascoltare ancora quella parola: «Non abbiate paura». Non come un rimprovero rivolto a chi ha paura. Non come l’ordine di smettere di sentire. Ma come una promessa: quando tremi, io sono con te. Quando non sai che cosa succederà, io non ti abbandono. Quando ti sembra di non riuscire a credere, il mio amore non dipende dalla forza della tua fede.

Niente — né le cose che temiamo, né quelle che non sappiamo nominare — può separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù. Non siamo soli davanti al futuro. Siamo di Cristo, e Cristo è con noi.

E allora, anche con la paura accanto, possiamo fare un passo. Poi un altro. Possiamo vivere, amare, parlare, riparare, sperare. Non perché siamo invincibili, ma perché siamo custoditi. Non perché sappiamo come andrà a finire, ma perché sappiamo chi ci accompagna.

«Non abbiate paura»: l’amore di Dio è vicino. E niente potrà strapparci da quell’amore.

Jens Hansen Mastodon

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