Pastori e Re Magi
Registrazione per Radio RAI FVG
Mi chiamo Amos, sono pastore. Oggi ho quasi cinquant’anni, ma quella notte nei campi di Betlemme la porto ancora negli occhi. Avevo otto anni, ero l’ultimo degli apprendisti, quello che nessuno prendeva sul serio.
Faceva freddo. Eravamo seduti intorno al fuoco, sotto un cielo pieno di stelle. Mormoravo il salmo che mia madre amava: “Quand’io considero i tuoi cieli… che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi?”.
All’improvviso, davanti a noi, comparve un uomo. Sembrava uno come tanti, ma intorno a lui c’era una luce che non avevo mai visto. Noi pastori siamo gente emarginata, considerata impura: pensammo a un castigo.
L’uomo parlò:
“Non temete: vi porto una buona notizia di grande gioia. Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. Questo il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia.”
Subito dopo il cielo si riempì di una moltitudine luminosa che cantava:
“Gloria a Dio nei luoghi altissimi,
e pace in terra agli uomini che egli ama.”
Poi di colpo tornò il buio. I pastori anziani si alzarono: “Andiamo fino a Betlemme!”. Io volevo seguirli, ma dissero che qualcuno doveva restare con le pecore. All’inizio obbedii, poi corsi dietro a loro gridando: “Fermi, voglio venire anch’io a Betlemme!”.
La stalla l’abbiamo trovata presto. Dentro c’erano un uomo stanco, una giovane donna e un neonato in una mangiatoia. Raccontammo degli angeli; Maria ascoltava e custodiva ogni parola. Davanti a quel bambino povero, i nostri cuori si riempirono di una gioia che ancora oggi non so spiegare: Dio non nasce nei palazzi, ma tra gente come noi.
A un tratto arrivarono tre uomini vestiti in modo ricco, profumati d’oriente. Si inginocchiarono, deposero oro, incenso e mirra. Molti anni dopo, uno di loro venne a Gerusalemme; era ormai anziano. Mi disse:
«Anch’io ho seguito un segno in cielo. Non sono pastore, ma sapiente: studio le stelle. Ne ho vista una nuova e ho capito che annunciava un re. Ho attraversato deserti, palazzi, ho parlato con Erode, che tremava all’idea di un “re dei Giudei”. Ma la stella ci ha guidati oltre la paura dei potenti, fino a quel bambino povero. Quando l’ho visto, tutta la mia sapienza è caduta: ho capito che il vero re è chi ama, non chi domina. Per questo ho deposto il mio oro ai piedi di chi non aveva neppure una culla».
Dopo quella notte, per anni la vita è tornata dura e uguale. Finché un giorno, portando pecore al tempio, ho sentito un uomo predicare: era Pietro. Parlava di Gesù di Nazaret, crocifisso e risorto. Quando ha detto “Gesù”, ho rivisto il bambino della mangiatoia.
Gli ho raccontato la nostra notte; lui mi ha raccontato gli anni con Gesù adulto. Da allora, quando posso, mi unisco alla comunità di Gerusalemme: pastori e mercanti, schiavi e liberi, ebrei, samaritani e greci, uomini e donne. Nessuno è emarginato.
Ogni volta che preghiamo, io alzo la voce e insegno a tutti le parole di quella notte:
“Gloria a Dio nei luoghi altissimi,
e pace in terra agli uomini che egli ama.”
Jens Hansen
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