Rassegnarsi?
Incontri con la Bibbia di Radio Rai FVG
Ogni giorno ci arrivano immagini e notizie che fanno pensare che il mondo stia andando nella direzione sbagliata: guerre che continuano, un genocidio che continua, persone che muoiono, milioni di persone costrette a lasciare le proprie case. Vediamo violenza, ingiustizie, odio. E intanto il nostro pianeta cambia. L’estate appena finita è stata rovente, con siccità da un lato e piogge torrenziali invece che hanno provocato valanghe di fango e detriti. E non solo in luoghi lontani, qui davanti ai nostri occhi. Gli scienziati dicono che ormai il traguardo di Parigi di fermare il riscaldamente globale a 1.5 gradi non è più raggiungibile con tutte le conseguenze.
Così comincia a vacillare anche la nostra fiducia nel futuro. Ma più pericoloso di tutto ciò che ci arriva di notizie non è la prospettiva, ma il fatto che possiamo abituarci. Possiamo cominciare a pensare: «È così. Che cosa ci posso fare?». Rischiamo di smettere di indignarci, di sperare, perfino di immaginare che le cose possano essere diverse.
Possiamo, in una parola, rassegnarci.
Ed è proprio per questo che la donna del Vangelo che abbiamo appena ascoltato mi è così cara.
Quella donna non accetta che la situazione sia semplicemente quella che è. Non accetta che una porta chiusa sia necessariamente chiusa per sempre. Continua a chiedere, continua a insistere, continua a cercare una possibilità. E alla fine qualcosa accade.
Non vorrei trasformare questa storia in una ricetta secondo cui, se abbiamo abbastanza fede, tutto andrà bene. La vita non funziona così. Ci sono situazioni in cui possiamo fare tutto quello che è nelle nostre possibilità e, nonostante questo, le cose non cambiano.
Ma forse il Vangelo ci dice qualcosa di più profondo: la rassegnazione non è l'unica risposta possibile alla realtà.
Possiamo guardare il mondo e dire: «Non cambierà mai». Oppure possiamo dire: «Non so se riuscirò a cambiarlo, ma non voglio smettere di provarci».
È una differenza enorme.
Perché ogni cambiamento comincia da qualcuno che si rifiuta di considerare inevitabile ciò che sta accadendo.
Qualcuno che continua a cercare la pace quando la guerra sembra avere sempre l'ultima parola. Qualcuno che difende chi viene escluso. Qualcuno che si prende cura di un'altra persona, o della terra, anche quando il proprio gesto sembra troppo piccolo.
Forse la fede è anche questo: una forza che ci impedisce di arrenderci. Non la certezza che tutto andrà bene, ma la fiducia che vale la pena continuare.
E qui la fede diventa concreta.
Perché non rassegnarsi significa anche impegnarsi. Significa fare quello che possiamo, anche quando sembra poco. Continuare a costruire, a prenderci cura, a cercare nuove strade. Noi non possiamo cambiare tutto. Ma possiamo cambiare qualcosa. E la storia ci insegna che la realtà cambia proprio così: quando qualcuno decide di non arrendersi e comincia a fare ciò che può. Il fatto che una cosa sia così oggi non significa che debba essere così anche domani.
Per questo, forse, in tempi come questi, il Vangelo ci invita a non rassegnarci, ma a impegnarci. Perché non rassegnarsi è già un modo per cominciare a cambiare la realtà.
Jens Hansen
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