Sermone quarta domenica di Avvento

2 Corinzi 1, 18-22

Se una persona, sulla quale hai sempre contato, ti delude, cosa fai? Cominci a riflettere? Ti sale la rabbia? O pensi alle buone esperienze che finora hai avuto con questa persona e continui a fidarti di lei, anche se ora sei rimasto deluso? E se invece tu stesso o tu stessa fossi accusato da un’altra persona di aver deluso le sue aspettative?

E' facile che simili delusioni si verifichino dove si nutrono grandi aspettative. Il rischio è molto alto proprio a Natale. Vogliamo tutti una festa riuscita. Per arrivarci, ci stiamo impegnando molto. Esploriamo i bisogni degli altri membri della famiglia, cerchiamo di capire con sensibilità e attenzione chi festeggia con chi e dove e quando. Ma anche in quel caso, qualcuno potrebbe sentirsi dimenticato.

L'accusa di essere stato deluso spesso non viene espressa in termini concreti, nel senso che uno dica: senti, facendo così, mi hai profondamente deluso. Raramente siamo capaci di reagire a una delusione affrontandola nel concreto. Spesso arriviamo al livello generale: mettiamo in dubbio la relazione con la persona che ci ha deluso, forse mettiamo anche in dubbio l’integrità della persona stessa.

Vivere delle delusioni e le sue conseguenze può farti vacillare e far cadere. Proprio perché la fiducia può essere facilmente delusa, non desideriamo altro che poter vivere con fiducia in noi stessi, nelle altre persone e in questo mondo. La fiducia in Dio ha qui un ruolo fondamentale. E ogni volta che una di queste dimensioni di fiducia viene delusa, noi desideriamo di nuovo la lealtà e l'affidabilità.

Il testo proposto per il sermone di oggi fa parte di un conflitto di questo tipo tra Paolo e i Corinzi. Paolo si è comportato in modo strano, di conseguenza, i Corinzi sono delusi. Prima Paolo voleva venire a trovarli, poi ha cambiato i suoi piani di viaggio. Loro si chiedono: Paolo si interessa veramente di noi? Fa ancora sul serio con noi? E' ancora affidabile? Possiamo ancora credergli? La reputazione di Paolo a Corinto è già messa a dura prova. Dei predicatori itineranti in concorrenza a Paolo hanno tirato molti membri della comunità dalla loro parte. Essi hanno criticato il comportamento di Paolo: non è coinvolgente quando parla, non è persuasivo come oratore, in fondo una persona debole. Certo, Paolo ha scritto delle lettere, ma per loro è troppo poco. E ora lo accusano di essere inaffidabile.

Egli stesso, nella lettera, si interroga un po’ offeso: ho forse agito con leggerezza? Oppure le cose che decido, le decido secondo la carne? Di modo che in me ci siano contemporaneamente il “sì sì” e il “no no”.

Sembra che Paolo percepisca il conflitto come un profondo turbamento della sua credibilità di apostolo.

Ora potrebbe giustificarsi con i Corinzi, argomentare sulla sua persona, o addirittura opporsi a simili critiche. Sarebbero delle reazioni comuni, ma poco utili. Paolo non lo fa, non lo fa, perché nella sua rabbia qualcosa gli appare davanti ai suoi occhi interiori. Chiaro, confortante e incoraggiante.

Ecco, siamo arrivato al testo proposto per oggi. Vi leggo dalla seconda lettera Paolo ai Corinzi i versetti 18 a 22 del primo capitolo. 2 Corinzi 1,18-22:

18 Or come è vero che Dio è fedele, la parola che vi abbiamo rivolta non è «sì» e «no». 19 Perché il Figlio di Dio, Cristo Gesù, che è stato da noi predicato fra voi, cioè da me, da Silvano e da Timoteo, non è stato «sì» e «no»; ma è sempre stato «sì» in lui. 20 Infatti tutte le promesse di Dio hanno il loro «sì» in lui; perciò pure per mezzo di lui noi pronunciamo l'Amen alla gloria di Dio. 21 Or colui che con voi ci fortifica in Cristo e che ci ha unti, è Dio; 22 egli ci ha pure segnati con il proprio sigillo e ha messo la caparra dello Spirito nei nostri cuori.

Paolo non accusa i Corinzi, non rinfaccia loro la delusione. Paolo parla invece del rapporto che Dio ha con il mondo. Così impariamo che riflettere è sempre un’ottima idea in un momento di grande tensione, soprattutto quando entrambe le parti sono insicure e si scontrano.

Paulo ricorda chi lo collega ai suoi collaboratori e ai Corinzi. Dio è il fondamento su cui stanno tutti ed è un rifugio nella crisi.

Dio è fedele e di Dio ci possiamo fidare. Dio è fedele alle sue promesse. Dio è fedele alla sua creazione oggi così in pericolo e vicina alla catastrofe. Dio ci ha creati liberi. Dandoci la libertà, Egli corre il rischio che ci allontaniamo da lui, che siamo indifferenti verso lui e verso la creazione, il rischio che così ci facciamo del male l'un l'altro. Dio è e rimane fedele a noi.

Il suo Sì senza se e senza ma, Dio ce lo mostra nel Suo Figlio Gesù Cristo. Egli, Cristo, incarna la fedeltà di Dio, sta per il Suo Sì alle promesse. Gesù Cristo parla e agisce per conto di Dio. In Gesù lo vedono tutte e tutti: Dio si prende cura dei deboli e degli umili. La sua misericordia è rivolta a tutti coloro che sono oppressi e privati della loro vita. E' così che Maria canta nel suo canto di lode che abbiamo sentito all’inizio del culto:

Ha fatto cadere i potenti dai loro troni e ha innalzato gli umili. Ha colmato di beni chi aveva fame e i ricchi li ha mandati via a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servitore, ricordandosi della misericordia, proprio come aveva detto ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

La misericordia di Dio, il suo amore e la sua bontà, li possiamo vivere e sperimentare in Gesù, dal presepe fino alla croce. Gesù accetta le persone come sono, le consola, vede le loro difficoltà. Gesù è un esempio come si possa vivere bene nelle condizioni di una creazione fragile e effimera. Gesù mostra quanto siamo vicini al nuovo mondo di Dio. Al suo tavolo, la gente vede la bontà di Dio. Le apparenze del male e della violenza di cui soffriamo e in cui siamo coinvolti, vengono fermate da Gesù. Egli fa valere la potenza di Dio: essa consiste nell'amore contro l'odio, nella verità contro la menzogna e nella difesa della giustizia e della misericordia contro l'ingiustizia e la violenza. Questo è il sì di Dio sulla sua creazione. Gesù è questo sì in persona.

Molti sono attratti da lui, alcuni seguono la sua chiamata. Altri sono terrorizzati. Infatti, la reazione a Gesù va dall'osanna! Al crocifiggilo! Alla fine, Egli stesso diventa una vittima, indifesa, impotente. E' tutto finito? Dio l'ha abbandonato? Si lo chiedono le sue amiche e i suoi amici più intimi. Solo quando il Risorto li incontrerà, sapranno che è vivo. Dio è fedele. E' così che Paolo lo ha scoperto. Dio è fedele. Dio è il mio rifugio. Mi fa sentire il suo sì. Ancora e ancora. Anche ora nel conflitto con i Corinzi. E' per questo che Paolo è convinto che, come ha trovato in Cristo il coraggio e la certezza della sua vita, così sarà anche per i Corinzi: colui che ci fortifica con voi per Cristo e che ci ha unti è Dio.

Qui Paolo è molto insistente: vedete, Dio ci unisce, non noi stessi. Lui ci unge e ci sigilla, noi apparteniamo a Lui. E' con noi. Dio ce lo fa vedere per mezzo del suo Spirito. Il Suo Spirito prende la sua dimora nei nostri cuori. Agisce in noi. Ci rende certe e certi della sua lealtà. Ci rialza quando siamo tristi e disperati. Ci aiuta di agire nel suo senso: con amore, sinceri, giusti e misericordiosi.

Concludo:

Paolo apre un nuovo orizzonte. Il futuro di Dio. In esso si trova anche Paolo con i Corinzi. Paolo, con le sue parole, non solo tende la mano verso i Corinzi. Egli ci mostra: vi potete rivolgere a Dio, quando siete insicuri e delusi. E saprete: Dio ci dice “sì!”. E fa dire a noi: sì e amen.

Jens Hansen Mastodon

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