Una persona nuova

Meditazione per Radio RAI FVG

È una bella espressione, ma anche un po' inquietante.

Perché tutti sappiamo quanto sia difficile cambiare. Possiamo cambiare abitudini, possiamo imparare qualcosa di nuovo, possiamo persino trasferirci in un'altra città. Ma cambiare davvero il nostro modo di essere, il nostro modo di pensare, il modo in cui reagiamo agli altri… questo è molto più difficile.

Il testo della Lettera agli Efesini che abbiamo appena ascoltato sembra quasi un lungo elenco di regole: non mentire, non arrabbiarti, non rubare, non parlare male degli altri, non lasciare spazio all'odio.

E viene spontaneo pensare: ancora regole!

Ma forse rischiamo di perdere il punto.

Perché al centro del testo c'è un'immagine molto diversa: spogliarsi dell'uomo vecchio e rivestirsi dell'uomo nuovo.

Non si tratta semplicemente di diventare persone più educate o più brave. Si tratta di cambiare prospettiva.

Il “vecchio” è quella parte di noi che pensa di essere sempre al centro. Quella che deve avere ragione, difendersi, affermarsi, ottenere qualcosa dagli altri. E sappiamo quanto facilmente questo possa rovinare le nostre relazioni.

Il “nuovo”, invece, nasce quando non siamo più costretti a mettere noi stessi al centro di tutto.

Quando possiamo guardare l'altro in modo diverso. Quando possiamo dire la verità invece di costruire una versione conveniente delle cose. Quando possiamo fare pace invece di coltivare la rabbia. Quando possiamo parlare bene di una persona invece di distruggerne la reputazione.

Non è facile.

E soprattutto non basta decidere una mattina: «Da oggi sarò una persona nuova». Perché le nostre vecchie abitudini, le nostre paure e i nostri risentimenti vengono con noi.

La cosa sorprendente del testo biblico è proprio questa: ci dice che il cambiamento non dipende soltanto dalla nostra forza di volontà. La persona nuova, dice il testo, è qualcosa che Dio crea in noi. E questo cambia tutto.

Non devo reinventare me stesso. Non devo diventare perfetto. Posso cominciare un'altra volta, perché il Vangelo mi dice che un nuovo inizio è possibile. Forse è questo che significa vivere la fede nella vita quotidiana: permettere che Dio cambi lentamente il nostro modo di guardare.

Guardare noi stessi con meno paura. Guardare gli altri con meno sospetto. Guardare il mondo non soltanto per quello che è, ma anche per quello che potrebbe diventare.

E allora quelle che sembravano semplicemente delle regole diventano qualcosa di diverso.

Sono indicazioni per una vita più umana.

Perché dire la verità, fare pace, non approfittarsi degli altri, parlare con rispetto, perdonare: non servono a rendere Dio contento di noi. Servono a rendere più sana la nostra vita insieme. E forse ogni giorno ci viene offerta una piccola possibilità di questo cambiamento. Non dobbiamo diventare qualcun altro. Possiamo semplicemente lasciare che Dio faccia emergere in noi quella persona nuova che, secondo il Vangelo, è già possibile. E cominciare da una cosa molto concreta: oggi, nel mio modo di parlare, di pensare e di trattare gli altri, che cosa posso fare diversamente?

Jens Hansen Mastodon

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